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Sentenze di separazione, divorzio e scioglimento dell'unione civile e giudizio di appello

Filippo Danovi, Ordinario di Diritto processuale civile nell’Università degli Studi di Milano-Bicocca

L’autore analizza compiutamente il sistema dell’appello del giudizio di separazione e di divorzio, essendo riconosciuto da autorevole dottrina e giurisprudenza come la chiarezza in ordine agli status risponda ad esigenze più ampie e superiori a quelle che riguardano gli “ordinari” diritti soggettivi.

The author deeply analyzes the system of appealing the separation and divorce judgment, as authoritative doctrine and case law recognize that clarity in the matter of status responds to broader and higher needs relating to “ordinary” subjective rights.

Sommario:

1. Premessa: il significato e la (perdurante) funzione dell’appello, con particolare riferimento ai giudizi sugli status - 2. Le (sintetiche) disposizioni di legge per la separazione e il divorzio - 3. Il limitato richiamo integrativo alla disciplina ordinaria dell’appello - 4. Le condizioni dell’impugnazione - 5. La scelta del legislatore per il rito camerale - 6. La proposizione del giudizio di appello. Patologie degli atti introduttivi e possibili sanatorie - 7. Esecutorietà e possibile inibitoria dei provvedimenti di primo grado (tra effettività della tutela ed esigenze di cautela) - 8. La trattazione e l’oggetto del giudizio di appello - 9. La natura dinamica delle situazioni soggettive incise e la rilevanza delle sopravvenienze - 10. La fase decisoria e la sentenza di seconde cure - 11. Il favor per la formazione del nuovo status, la sentenza parziale e il relativo regime di stabilità - 12. Le misure sanzionatorie ex art. 709 ter c.p.c. e la relativa impugnazione - 13. Il giudizio di appello nel procedimento di scioglimento dell’unione civile - 14. Conclusioni - NOTE


1. Premessa: il significato e la (perdurante) funzione dell’appello, con particolare riferimento ai giudizi sugli status

Anche se la funzione giurisdizionale risponde a finalità ed esigenze di carattere superiore, in quanto mira a soddisfare un bisogno di giustizia immanente in ogni collettività organizzata, il processo rimane pur sempre il frutto di un’attività umana. Nelle dinamiche che intessono il suo concreto svolgimento, e finanche nel giudizio del magistrato. Ne consegue che il suo approdo finale, id est la sentenza, può risultare mancante, sia dallo stesso punto di vista formale (il processo è per definizione una «serie coordinata di atti che si svolgono nel tempo e che tendono alla formazione di un atto finale» [1], e tale concatenazione deve dunque essere dotata di logica e congruenza, mentre qualcosa potrebbe intralciare il meccanismo che conduce alla decisione), ovvero – ciò che è ancora più grave – dal punto di vista della stessa giustizia sostanziale che pure il processo dovrebbe [continua ..]

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2. Le (sintetiche) disposizioni di legge per la separazione e il divorzio

A tal fine, il dato che immediatamente viene in evidenza è rappresentato dalla scarsità di fonti normative di riferimento. La prima norma sul giudizio di appello fu infatti inserita in relazione al solo processo di divorzio dalla l. 6 marzo 1987, n. 74, che all’art. 8 riformulò in modo significativo l’art. 4 della legge speciale, con un inciso non solo sintetico ma anche laconico per il quale «l’appello è deciso in camera di consiglio». La disposizione sollevò quindi diversi problemi interpretativi, sia in relazione all’ambito di concreta applicabilità del rito camerale (stante il riferimento generico e non tecnicamente circostanziato), sia in relazione alla possibilità di applicarla anche al processo di separazione, sia infine alla sua effettiva rispondenza alle garanzie processuali necessarie per tali tipologie di giudizi. Fu necessario quindi anche un intervento della Corte costituzionale in [continua ..]

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3. Il limitato richiamo integrativo alla disciplina ordinaria dell’appello

Queste essendo le doverose premesse, occorre ancora chiedersi quanto sia possibile (e in caso affermativo necessario) operare nell’appello della separazione e del divorzio un’integrazione dello scarno riferimento legislativo con la disciplina ricavabile dalle norme di legge sul giudizio ordinario di appello. A questo riguardo, va in primo luogo precisato che lo stesso giudizio di appello ha mutato nel tempo le sue modalità di estrinsecazione, ad esito di una serie di riforme che ne hanno modificato in larga parte funzione e fisionomia. Invero, pur essendo stati mantenuti la generale natura di gravame a critica libera [18] e l’effetto sostitutivo della decisione di secondo grado [19], il legislatore si è decisamente orientato verso un modello di (sempre più pura) revisione della decisione di primo grado [20], regimentato da numerosi vincoli formali, in alcuni casi forse finanche eccessivi. Si è quindi avuto [continua ..]

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4. Le condizioni dell’impugnazione

Prima di addentrarci in medias res va peraltro compiuto ancora un riferimento di carattere generale, relativamente alle condizioni dell’azione, che in sede di gravame devono persistere e anzi essere specificamente individuate sotto forma di condizioni di impugnazione. A tal fine, anche per la separazione e il divorzio vale in linea generale e astratta il principio per il quale legittimate all’impugnazione della sentenza devono considerarsi le parti, ciò che risulta anche confermato dall’art. 5, 5° comma, l. divorzio, ai sensi del quale «la sentenza è impugnabile da ciascuna delle parti». In concreto, tuttavia, non è sufficiente essere stato parte del processo di primo grado per acquistare la piena titolarità dell’impugnazione (ed essere così “giusta parte”). A questo riguardo, se la legittimazione a impugnare resta in prevalenza ancorata al dato soggettivo della partecipazione al [continua ..]

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5. La scelta del legislatore per il rito camerale

Dal punto di vista sistematico lo snodo centrale, intorno al quale ruotano e dal quale discendono poi pressoché tutti gli ulteriori profili che interessano un’indagine ricostruttiva sulla disciplina dell’appello nella separazione e nel divorzio è rappresentato, come già accennato, dalla scelta del modello processuale da applicare a tale giudizio. Nella duplice astratta possibilità che si presentava al legislatore (rito ordinario ovvero rito camerale), lo stesso ha nel 1987 optato per il rito deformalizzato. In tal senso si è espressa la formula (non particolarmente felice stante il tenore generico e poco circostanziato) dell’art. 4, (già 12° comma e oggi) 15° comma, l. divorzio, norma come già visto sicuramente da estendersi anche all’appello della separazione [70], nonché, secondo la giurisprudenza, anche alle ipotesi in cui l’impugnazione non riguardi il capo costitutivo, bensì [continua ..]

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6. La proposizione del giudizio di appello. Patologie degli atti introduttivi e possibili sanatorie

In considerazione dell’utilizzo delle forme camerali l’atto introduttivo assume la veste del ricorso, che deve in particolare contenere la specifica rappresentazione delle doglianze dell’appel­lante verso la sentenza, dettagliatamente articolate nei relativi motivi di impugnazione. Ciò non tanto in virtù di una pretesa applicazione analogica dell’art. 342 c.p.c., quanto piuttosto, per le ragioni che si sono appena considerate, tenuto conto della funzione di ogni strumento di carattere impugnatorio. Il giudizio di appello viene quindi correttamente radicato mediante il deposito del ricorso presso la Corte d’Appello competente entro il termine perentorio di trenta giorni dalla notifica della sentenza impugnata, ovvero, in caso di mancata notifica della stessa, sei mesi dalla relativa pubblicazione [82]. La violazione del termine può essere rilevata anche d’ufficio, con conseguente declaratoria di inammissibilità [continua ..]

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7. Esecutorietà e possibile inibitoria dei provvedimenti di primo grado (tra effettività della tutela ed esigenze di cautela)

Anche il tema dell’esperibilità e dell’ampiezza dell’inibitoria processuale (id est la sospensione dell’efficacia esecutiva o dell’esecutorietà della sentenza di primo grado) presenta alcune particolarità, attesa la natura di regola complessa e “composita” delle sentenze di separazione e di divorzio, nelle quali si mescola un capo di carattere costitutivo sullo status, pronunce di condanna (per quanto attiene ai provvedimenti di natura economica) e ulteriori capi di natura gius­volontaria (come ad esempio accade per i provvedimenti personali relativi ai minori). Nel silenzio della legge non si è riscontrata una interpretazione unitaria. Si spazia così da tesi particolarmente restrittive, che addirittura vorrebbero escludere l’istituto dell’inibitoria dall’area di applicabilità dei procedimenti in esame [95], ad altre tesi intermedie, che intendono invece [continua ..]

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8. La trattazione e l’oggetto del giudizio di appello

La trattazione dell’appello nei giudizi di separazione e divorzio presenta alcuni punti di contatto con il rito ordinario civile, ma rimane connotata (anche in virtù della scelta di fondo per il rito camerale) per un più elevato tasso di deformalizzazione. Resta ferma in particolare la regola codificata nell’art. 350 c.p.c. per la quale l’appello deve essere trattato in forma collegiale, tanto più in considerazione della complessità che può assumere la materia del contendere e della possibilità che diversi profili della controversia richiedano una rinnovata (o finanche nuova) indagine. Ed invero, la particolare incidenza delle situazioni soggettive di riferimento, che costituiscono l’oggetto del processo, si riverbera anche in ordine al giudizio di appello. Se si analizzano alcuni dei più frequenti temi che possono costituire oggetto del giudizio, si constata in effetti che anche la disciplina processuale [continua ..]

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9. La natura dinamica delle situazioni soggettive incise e la rilevanza delle sopravvenienze

L’oggetto del giudizio di separazione e divorzio presenta poi una rilevante particolarità anche per il suo carattere dinamico. Le situazioni soggettive che ne costituiscono il tessuto di riferimento rappresentano infatti per definizioni realtà variabili e modificabili nello scorrere diacronico del tempo. Ne consegue anche l’immediata e intuibile rilevanza di eventuali sopravvenienze per tutto il corso del processo, non soltanto durante il giudizio di primo grado [108], ma altresì nell’eventuale grado di appello [109]. Questa particolarità comporta in primo luogo ricadute in relazione alla disciplina dei cc.dd. nova in appello, per le quali, fermo il principio generale di inammissibilità di nuove allegazioni e nuove deduzioni istruttorie e produzioni documentali [110], l’opzione per una soluzione “a maglie larghe” discende dalle peculiarità della materia e dalle deroghe al regime [continua ..]

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10. La fase decisoria e la sentenza di seconde cure

Anche la fase decisoria nel giudizio di appello presenta alcune particolarità. In primo luogo, invero, la scelta del modello camerale consente (almeno in astratto) che il procedimento possa essere rimesso alla decisione della Corte già al termine di una sola udienza, e ciò indipendentemente dalle richieste svolte dalle parti, non sussistendo alcun vincolo formale di legge per la concessione di ulteriori fasi o termini per attività preconizzate [113]. A questo proposito, la Suprema Corte ha in particolare affermato che «nel procedimento d’appello contro la sentenza di separazione dei coniugi, non comporta lesione del diritto al contraddittorio la mancata concessione di un termine per il deposito di repliche scritte (deposito non previsto dalla disciplina positiva), quando alla parte non sia stato precluso di svolgere l’attività difensiva in sede di comparizione in camera di consiglio, ove tale diritto [continua ..]

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11. Il favor per la formazione del nuovo status, la sentenza parziale e il relativo regime di stabilità

Il tema dell’appello presenta poi specifiche particolarità nelle ipotesi di pronuncia di sentenza non definitiva; ipotesi che all’interno dei giudizi della crisi familiare è fattispecie sono sempre più spesso ricorrenti, essendo non soltanto state normativamente disciplinate ma anzi favorite e implementate da una lettura a volte forse acriticamente anche troppo ampia da parte della giurisprudenza. In relazione alla separazione l’art. 709 bis, 2° comma, c.p.c. (introdotto dalla seconda riforma del 2005) stabilisce che «nel caso in cui il processo debba continuare per la richiesta di addebito, per l’affidamento dei figli o per le questioni economiche, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla separazione. Avverso tale sentenza è ammesso soltanto appello immediato che è deciso in camera di consiglio». La disposizione ha così confermato in modo espresso la soluzione che già era [continua ..]

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12. Le misure sanzionatorie ex art. 709 ter c.p.c. e la relativa impugnazione

Specifiche problematiche relative alle possibili impugnazioni si pongono altresì nei confronti di provvedimenti diversi dalla sentenza conclusiva del giudizio (o quanto meno non integralmente sovrapponibili con quella), quali ad esempio le misure sanzionatorie ex art. 709 ter c.p.c., che possono essere pronunciate nel corso del giudizio di primo grado o nella decisione finale, ponendo differenti problemi relativamente al loro regime di stabilità e correlativamente anche alla possibilità di una loro impugnazione. La norma di riferimento si limita in proposito a riportare, con una formula non priva di insidie interpretative, che «i provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari». E in effetti all’indomani dell’entrata in vigore della norma sono stati immediatamente sollevati dubbi, in ordine ai quali la dottrina dominante si è giustamente espressa nel senso di interpretare la [continua ..]

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13. Il giudizio di appello nel procedimento di scioglimento dell’unione civile

Rimane infine da trattare la disciplina del giudizio di appello nel procedimento di scioglimento dell’unione civile. Si tratta di un profilo al quale è sufficiente dedicare sintetici cenni in quanto, pur nell’indubbia rilevanza dal punto di vista dei diritti e delle garanzie della persona che la l. 20 maggio 2016, n. 76 ha apportato (colmando una lacuna che poneva l’ordinamento italiano in una situazione gravemente deficitaria rispetto non soltanto a tutti gli ulteriori Stati membri dell’Unione europea ma altresì a tutti i paesi democratici) [139], la disciplina del nuovo istituto si segnala soprattutto per gli aspetti sostanziali, in quanto dal punto di vista processuale il legislatore si è limitato a un richiamo integrale dell’art. 4 l. divorzio (art. 1, 25° comma, l. 20 maggio 2016, n. 76), così di fatto rendendo applicabile allo scioglimento dell’unione civile la normativa processuale del divorzio. In [continua ..]

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14. Conclusioni

Da quanto evidenziato è possibile concludere confermando che l’appello resta ancora oggi un passaggio indispensabile nel complessivo iter processuale, al quale difficilmente potrebbe rinunciare un sistema processuale che aspiri a essere corretto e competitivo, contemperando gli ideali astratti di giustizia e la salvaguardia dei canoni irrinunciabili del giusto processo, con i necessari poteri e facoltà da riconoscersi in capo alle parti. Nel processo di separazione e divorzio tale esigenza risulta ancor più sollecitata dal carattere personale e spesso fondamentale dei diritti che vengono in discussione all’interno del giudizio. Da questo punto di vista, l’attuale disciplina normativa, scarna e frammentata oltre che ancora inspiegabilmente disciplinata con norme formalmente differenti per separazione e divorzio, sicuramente non giova alla soluzione dei molteplici problemi che l’individuazione della struttura del processo [continua ..]

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NOTE

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