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Il ricorso in cassazione contro i decreti ex artt. 330 e 333 c.c. provvisori e definitivi

Gabriella Tomai, Consigliere della Corte d’Appello di Caltanissetta

L’Autrice ripercorre l’evoluzione giurisprudenziale sino alla recente Pronuncia n. 32358/2018 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che ha infine affermato l’ammissibilità del ricorso in Cassazione ai sensi dell’art. 111 c.p.c. avverso i provvedimenti emessi dal Tribunale per Minorenni artt. 330 e 331 c.c. L’arresto della Suprema Corte fa seguito alle recenti riforme normative in materia di filiazione e si pone nella stessa prospettiva di garantire un unico status ai figli sotto il profilo sostanziale e processuale, perseguendo il loro miglior interesse senza alcuna discriminazione.

The Author reviews the jurisprudence evolution until the recent sentence n. 32358/2018 of the United Sections of the Court of Cassation, which has finally affirmed the admissibility of cassation appeal under article 111 of the Civil Procedure Code against decisions of “Tribunale per i Minorenni” pronounced according to artt. 330 and 333 of the Civil Code. This decision of the Supreme Court follows the normative reforms concerning filiation with a view to guaranteeing an equal substantial and procedural status to children, perceiving their best interest without any discrimination.

Sommario:

1. La responsabilitÓ genitoriale fra vecchie e nuove competenze - 2. I rimedi impugnatori: il ricorso per cassazione - 3. Un nuovo impulso interpretativo alla luce delle riforme sulla filiazione - 4. La pronuncia della Corte di Cassazione, S.U., n. 32359/2018 - 5. Conclusioni


1. La responsabilitÓ genitoriale fra vecchie e nuove competenze

Le recenti riforme in materia di filiazione hanno costruito un sistema fondato sull’unicità della condizione di figlio come soggetto parte integrante della relazione giuridica con i genitori, indipendentemente dalla modalità di acquisizione dello status. Emblematica di questa scelta è la riformulazione della rubrica del Titolo IX del Libro I del codice civile che da “Della potestà dei genitori” diventava “Della potestà dei genitori e dei diritti e doveri del figlio” operata nella l. n. 219/2012 per poi ulteriormente modificarsi in “Della Responsabilità genitoriale e dei diritti e doveri del figlio” all’esito del completamento del percorso di riforma, per effetto del d.lgs. n. 154/2013. Il mutamento della definizione da potestà a responsabilità genitoriale non è stato solo un mutamento terminologico, ma il tentativo di descrivere la responsabilità come insieme di [continua ..]

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2. I rimedi impugnatori: il ricorso per cassazione

Quanto ai rimedi di impugnazione è espressamente previsto dalla norma di cui all’art. 38 disp. att. c.c. che i provvedimenti assunti siano reclamabili alla Corte d’Appello: nel caso in cui il giudice di primo grado sia il Tribunale per i Minorenni sarà competente la sezione della Corte d’Appello per i minorenni. Non v’è dubbio che la Corte d’Appello sia che operi in composizione mista, con l’integrazione dei consiglieri onorari minorili, sia che operi in composizione esclusivamente togata, per i reclami avverso le decisioni del giudice ordinario, opererà con lo stesso schema processuale del rito ca­merale di volontaria giurisdizione ai sensi dell’art. 739 c.p.c. A ben guardare, dunque, la fram­mentazione dei riti sembra trovare un momento di unificazione nei procedimenti di secondo grado che, per come sono costruiti, costituiscono il collettore unico per il vaglio di tutte le decisioni di primo grado, [continua ..]

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3. Un nuovo impulso interpretativo alla luce delle riforme sulla filiazione

Gli orientamenti interpretativi legati a schemi normativi improntati alla frammentazione delle competenze in materia di “potestà” genitoriale – nella formulazione letterale e nella accezione allora vigente – rischiavano di rivelarsi anacronistici se parametrati al nuovo processo di riforma sulla filiazione che, come osservato, ponendosi quale orizzonte la realizzazione dell’unicità della condizione di figlio suscitava nuovi interrogativi sulla effettività delle tutele non solo in senso sostanziale, ove certamente il legislatore era stato più esplicito, ma soprattutto processuale. Il legislatore in merito al processo, infatti, si era mosso in modo più cauto non avendo scelto di elaborare un rito unitario per la tutela della filiazione. Nella convinzione di interpreti e studiosi, però, era ormai affermata la convinzione che una tutela sostanziale effettiva non può prescindere dalla omogeneizzazione [continua ..]

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4. La pronuncia della Corte di Cassazione, S.U., n. 32359/2018

Il percorso interpretativo volto a scardinare il persistere di regimi differenziati ed a superare la dicotomia dei rimedi impugnatori può dirsi di recente autorevolmente suggellato dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cass. 6 novembre 2018, n. 32359/2018 che ha sancito il principio di diritto in virtù del quale: «I provvedimenti “de potestate”, emessi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330 e 333 c.c., hanno attitudine al giudicato “rebus sic stantibus”, in quanto non sono revocabili o modificabili salva la sopravvenienza di fatti nuovi; pertanto, il decreto della corte di appello che, in sede di reclamo, conferma, revoca o modifica i predetti provvedimenti, è impugnabile mediante ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost.» (S.U., sent. 13 dicembre 2018, n. 32359). Le Sezioni Unite hanno inteso esaminare ex officio la questione [continua ..]

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5. Conclusioni

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