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Revocazione (e cassazione) dei provvedimenti resi in ambito familiare

Beatrice Ficcarelli, Professore associato nel dipartimento di Giurisprudenza nell’Università degli Studi di Siena

L’Autrice analizza dettagliatamente il mezzo di impugnazione straordinario e residuale della revocazione: in primo luogo evidenziando le differenze con le procedure di impugnazione ordinarie e le sue principali caratteristiche; in secondo luogo soffermandosi con particolare attenzione sui procedimenti in materia di famiglia per esaminare in quali casi e per quali motivi questo peculiare mezzo di impugnazione può rivelarsi un utile strumento di garanzia dei diritti individuali.

The Author deeply analyses the extraordinary residual cassation appeal called “revocazione”: firstly examining the differences with ordinary appealing procedures and its main characteristics; secondly focusing on family proceedings to investigate in which cases and for which reasons this peculiar procedure can be useful to ensure adequate protection to individual rights.

Sommario:

1. Osservazioni introduttive - 2. La revocazione: nozione ed ambito di applicazione - 3. I provvedimenti revocabili - 4. I singoli motivi di revocazione nella casistica giurisprudenziale relativa ai provvedimenti “familiari” - 4.1. (Segue). L’art. 395, n. 1, c.p.c. - 4.2. (Segue). L’art. 395, n. 2, c.p.c. - 14.3. (Segue). L’art. 395, n. 3, c.p.c. - 5. La revocazione per errore di fatto e il difficile confine con l’errore di giudizio. Profili di carattere generale - 5.1. (Segue). L’omesso esame delle prove documentali quale ipotesi riconducibile all’art. 395, n. 4, c.p.c. - 6. Conclusioni - NOTE


1. Osservazioni introduttive

Le modifiche che negli ultimi anni hanno interessato il procedimento innanzi alla Corte di Cas­sazione hanno, come noto, rinnovato interesse per il giudizio di fatto quale elemento essenziale per il conseguimento di una decisione giusta e per i limiti del suo controllo in sede di legittimità, anche in ragione dei riflessi che esso ha sull’attività nomofilattica della Corte stessa. Come noto, intervenendo sull’art. 360, n. 5, c.p.c., il legislatore del 2012 [1] ha previsto, infatti, quale motivo di ricorso innanzi alla Corte Suprema, l’«omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti». Si tratta di una riforma che ha sostanzialmente limitato la possibilità di sindacare la c.d. “motivazione insufficiente” del sistema pregresso, per rendere il provvedimento censurabile solo quan­do il giudice, nell’esame e nella valutazione degli [continua ..]

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2. La revocazione: nozione ed ambito di applicazione

Data la peculiarità dell’istituto della revocazione, un’indagine che voglia concentrarsi sui rapporti tra la revocazione stessa ed il giudizio di cassazione con riferimento ai provvedimenti in ambito “familiare” non può prescindere dal ripercorrere, sia pur per sommi capi, i caratteri distintivi dell’istituto disciplinato dagli artt. 395 ss. c.p.c. Ciò in funzione della particolare natura di tale strumento, da un lato e, dall’altro, dalla scarsa applicazione che esso ha avuto fino ad ora nella pratica, proprio in considerazione dei rigorosi limiti che lo caratterizzano. Preme anzitutto evidenziare che la revocazione, disciplinata dagli artt. 395 ss. c.p.c., rappresenta un mezzo di impugnazione a carattere eccezionale in quanto proponibile esclusivamente nelle ipotesi tassativamente indicate nell’art. 395 c.p.c. che si aggiunge all’appello o al ricorso per cassazione. La revocazione, non a caso, si [continua ..]

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3. I provvedimenti revocabili

In via generale, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., possono essere impugnate per revocazione le sentenze pronunciate in grado di appello ed in unico grado [7]. Non possono pertanto essere revocate le sentenze ancora appellabili dal momento che l’appel­lo è un mezzo di impugnazione a critica libera nel quale sono deducibili tutti i motivi previsti come ragione di revocazione di una sentenza [8]. Circa i provvedimenti della Cassazione, poi, l’art. 391 bis c.p.c. prevede l’esperibilità della revocazione avverso la sentenza o l’ordinanza della Corte affetta da errore di fatto ai sensi dell’art. 395, n. 4, c.p.c. così come ai sensi dell’art. 391 ter c.p.c. anche il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la causa nel merito (ai sensi dell’art. 384 c.p.c.) è impugnabile per revocazione per i motivi di cui ai nn. 1, 2, 3 e 6 dell’art. 395, 1° comma, [continua ..]

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4. I singoli motivi di revocazione nella casistica giurisprudenziale relativa ai provvedimenti “familiari”

Una volta ammesso che avverso la pressoché totalità dei provvedimenti resi all’esisto di controversie latu sensu familiari sia possibile proporre revocazione ex art. 395 c.p.c., ed al fine di verificare quando occorra azionare tale mezzo di impugnazione in luogo del ricorso per cassazione salvi i casi di concorso tra gli stessi, può ora tentarsi una analisi dei singoli motivi di revocazione che possono rilevare in questa delicata materia [13] attraverso lo studio della giurisprudenza in materia quale strumento di guida e opportuno confronto.

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4.1. (Segue). L’art. 395, n. 1, c.p.c.

Al n. 1 dell’art. 395 c.p.c. si stabilisce che è revocabile, anche se già passato in giudicato, il provvedimento che sia l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra. A tal fine, per dolo deve intendersi il raggiro idoneo a paralizzare la difesa della controparte: un quid pluris rispetto alla mera omissione di attività o rispetto al compimento di attività processuali di per sé non qua­lificabili come illecite [14]. Di conseguenza, non integrerebbero il dolo le reticenze o l’allegazione di fatti non veri. Il dolo revocatorio è integrato anche dalla collusione con il legale di controparte (che costituisce anche illecito penale). Il raggiro paralizza infatti l’attività di difesa della controparte [15]. Con riferimento specifico ai provvedimenti resi in ambito familiare, la giurisprudenza della cassazione ha ravvisato dolo revocatorio nel caso di un divorzio [continua ..]

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4.2. (Segue). L’art. 395, n. 2, c.p.c.

Il motivo di cui al n. 2 dell’art. 395 c.p.c., prevede il caso che la sentenza sia fondata su prove false. Ne è esclusa la prestazione di falso giuramento, mentre, del tutto opportunamente, si con­sidera ammissibile la revocazione anche quando falsa sia la consulenza tecnica nonostante essa non possa propriamente annoverarsi tra i mezzi di prova. La prova, come la norma espressamente richiede, deve essere riconosciuta o dichiarata falsa. Il riconoscimento deve provenire non da chi ha formato la prova o da chi l’ha richiesta, bensì dalla parte vittoriosa [19]. La falsità deve essere accertata con sentenza penale o civile passata in giudicato e soggettivamente opponibile alla parte contro la quale si chiede la revocazione, con la conseguenza che il processo di revocazione e quello di falso non possono cumularsi tra di loro [20]. La giurisprudenza ha in particolare tenuto a precisare che l’ipotesi di falsità delle [continua ..]

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14.3. (Segue). L’art. 395, n. 3, c.p.c.

Al n. 3 l’art. 395 c.p.c. stabilisce che il provvedimento sia revocabile se dopo lo stesso siano stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario. Preme evidenziare che il documento decisivo significa documento “su fatti” decisivi tali che, se presi in considerazione dal giudice, questi avrebbe diversamente deciso la controversia. Si è esclu­so pertanto che sussista il requisito della decisività ove il documento non sia destinato a costituire la prova di un determinato fatto ma rappresenti solo un mezzo di conoscenza di un fatto decisivo [22]. È invece ritenuto decisivo il documento che, se acquisito agli atti, sarebbe stato in astratto idoneo a formare un diverso convincimento del giudice attenendo a circostanze di fatto risolutive che il giudice non abbia potuto esaminare [23]. Perché la [continua ..]

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5. La revocazione per errore di fatto e il difficile confine con l’errore di giudizio. Profili di carattere generale

Secondo il dettato dell’art. 395, n. 4, c.p.c., è revocabile la sentenza (o il provvedimento decisorio) che sia l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. La norma prosegue affermando che vi è questo errore quando la decisione sia fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita e, tanto nell’uno quanto nell’altro caso, se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare. Si intuisce, anche ad una prima lettura, che è questo il motivo maggiormente azionato in revocazione, avendo un ambito di applicazione più esteso rispetto agli altri previsti dalla disposizione che prevedono limiti di ammissibilità molto specifici. Cerchiamo anzitutto di descriverne l’ambito di applicazione [continua ..]

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5.1. (Segue). L’omesso esame delle prove documentali quale ipotesi riconducibile all’art. 395, n. 4, c.p.c.

In tale prospettiva, si è a lungo discusso se possa dare luogo alla revocazione l’ipotesi in cui il giudice abbia omesso di esaminare prove documentali prodotte dalle parti. A tal fine la Cassazione, in modo presso che unanime, ha stabilito che il vizio di omesso esame di un documento decisivo non è deducibile in cassazione se il giudice di merito ha accertato che quel documento non è stato prodotto in giudizio, non essendo configurabile un difetto di attività del giudice circa l’efficacia determinante, ai fini della decisione della causa, di un documento non portato alla cognizione del giudice stesso. Se la parte assume, invece, che il giudice abbia errato nel ritenere non prodotto in giudizio il documento decisivo, può far valere tale preteso errore soltanto in sede di revocazione, proprio ai sensi dell’art. 395, n. 4, c.p.c. (sempre che ne ricorrano le condizioni) [33]. Conseguentemente, è stato ritenuto [continua ..]

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6. Conclusioni

L’ordinamento vede nella revocazione uno strumento residuale, utilizzabile quando non sia possibile ricorrere al rimedio generale: nell’alternativa tra revocazione e appello va infatti sempre preferito quest’ultimo, con cui, come si è avuto modo di rilevare, la revocazione non può mai concorrere: tutti i motivi di revocazione sono anche potenziali motivi di appello e finché il mezzo generale è esperibile, esso assorbe il rimedio particolare. Tuttavia, in un’epoca in cui le corti sono oberate di ricorsi, diventa sempre più frequente e possibile, per il giudice, incorrere in una svista o in un errore di percezione che danno luogo ad uno dei principali e più utilizzati motivi di revocazione. La frettolosità nell’esame dei fascicoli di parte, il processo telematico e le nuove modalità di produzione dei documenti in giudizio per il tramite dello stesso, può far certamente [continua ..]

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NOTE

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