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Il reclamo avverso i provvedimenti provvisori: un'occasione persa

Alessandro Simeone, Avvocato in Milano

L’autore affronta il tema della esperibilità della impugnazione dei provvedimenti provvisori resi nei giudizi di separazione, di divorzio e di scioglimento dell’unione civile. Se la l. n. 54/2006 ha sancito la reclamabilità dei provvedimenti presidenziali assunti in via provvisoria e urgente dal Presidente nei giudizi di separazione e divorzio, ponendo così fine al dibattito che sino ad allora vi era stato in dottrina e giurisprudenza, tale riforma è un’occasione mancata per fare chiarezza sulla impugnabilità di tutti gli altri provvedimenti provvisori che caratterizzano il processo delle relazioni familiari.

The author discusses the issue of the remedy of appealing provisional measures rendered in judgments of separation, divorce, and dissolution of the civil union. While Law no. 54/2006 enshrined the ability to appeal presidential measures taken provisionally and urgently by the President in separation and divorce judgments, thereby ending the debate that had held until that time in doctrine and case law, this reform presents a missed opportunity to clarify the ability to appeal all the other provisional measures characterizing the family relations process.

Sommario:

1. Il problema del controllo sui provvedimenti provvisori - 2. I provvedimenti reclamabili: separazione, divorzio e unione civile - 3. Le ordinanze di revoca o modifica emesse dal giudice istruttore - 4. Il reclamo nei giudizi sui figli non matrimoniali - 5. La natura del giudizio e l’oggetto del reclamo - 6. I termini per la proposizione del reclamo - 7. Svolgimento del giudizio e decorrenza degli effetti della decisione - 8. Il rapporto tra reclamo in Corte d’Appello e modifiche del giudice istruttore - 9. Conclusioni - NOTE


1. Il problema del controllo sui provvedimenti provvisori

L’esperibilità dell’impugnazione dei provvedimenti provvisori nel processo delle relazioni familiari ha sempre costituito uno degli snodi cardine del dibattito dottrinale e giurisprudenziale. Da un lato, il regime della modificabilità dei provvedimenti interinali da parte del giudice istruttore (spesso coincidente con il Presidente facente funzioni emittente il provvedimento ex art. 708 c.p.c. o art. 4, l. n. 898/1970) induceva a ritenere non impugnabili i provvedimenti prov­visori; dall’altro, la difficoltà pratica di ottenere concretamente una revisione di decisioni non corrette, ingiuste o anacronistiche, faceva propendere per la sottoposizione dei provvedimenti provvisori a una completa revisio prioris instantiae, trattandosi di decisioni destinate a incidere concretamente sulla vita non solo delle parti processuali (i coniugi e/o comunque i genitori) ma anche di soggetti, estranei al processo, ma [continua ..]

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2. I provvedimenti reclamabili: separazione, divorzio e unione civile

Il reclamo avverso le ordinanze presidenziali è stato introdotto dall’art. 708, 4° comma, c.p.c. e dunque trova la sua collocazione nelle norme del codice di procedura civile disciplinanti il giudizio di separazione. Di fronte a una formulazione apparentemente restrittiva e a una sua precisa collocazione, ci si è chiesti quando si possa effettivamente esperire il reclamo, considerato che, nel processo delle relazioni familiari, i provvedimenti “provvisori” possono essere di diversa natura. Nessuna questione si è posta per i provvedimenti presidenziali emessi nel giudizio divorzile, anch’essi reclamabili, non tanto in ragione dell’art. 23, l. n. 74/1987, quanto semmai per l’espres­sa previsione contenuta nell’art. 4, ultimo comma, l. n. 54/2006 («Le disposizioni della presente legge si applicano anche in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del [continua ..]

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3. Le ordinanze di revoca o modifica emesse dal giudice istruttore

Le ordinanze presidenziali, ancorché riformate dalla Corte d’Appello all’esito del reclamo [15], pos­sono successivamente essere modificate o revocate dal giudice istruttore nel corso del processo di merito, anche (secondo parte della dottrina [16]) in assenza di circostanze nuove e dunque in funzione di un mero ius poenitendi. Nel silenzio del legislatore, dottrina e giurisprudenza si sono interrogate sulla possibile impugnazione delle ordinanze di revoca o modifica. Le soluzioni proposte sono state le più variegate: a) in base a un primo orientamento della giurisprudenza di merito, i provvedimenti non sono assoggettabili ad alcuna forma di riesame: non al reclamo di cui all’art. 708, 4° comma, c.p.c., trattandosi di norma speciale non suscettibile di applicazione analogica, ma neppure al reclamo di cui all’art. 669 terdecies c.p.c., non essendo l’ordinanza del giudice [continua ..]

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4. Il reclamo nei giudizi sui figli non matrimoniali

Già sotto la vigenza della precedente normativa “processuale” inerente ai figli “non matrimoniali”, si discuteva sull’autonoma reclamabilità dei provvedimenti provvisori emessi dall’allora competente Tribunale per i Minorenni nell’ambito di procedimenti inerenti all’esercizio della (allora) potestà (oggi: responsabilità) genitoriale, all’affidamento, all’assegnazione della casa familiare e alla determinazione del contributo al mantenimento dei figli a carico di un genitore e a favore dell’altro. La soluzione affermativa si basava sul rilievo che non potesse negarsi ai figli naturali quella stessa garanzia di rivedibilità dei provvedimenti provvisori da parte di un giudice diverso da quello che li ha pronunciati, già riconosciuta ai figli dei genitori legati da vincolo di coniugio [24]. La l. n. 219/2012, riformulando l’art. 38 disp. att. c.c., ha poi [continua ..]

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5. La natura del giudizio e l’oggetto del reclamo

In base all’interpretazione prevalente, il reclamo avverso le ordinanze presidenziali non ha carattere di impugnazione piena sull’intera controversia ma è limitato all’ottenimento di una verifica sulla scelta del Presidente, allo stato degli atti presi in esame in sede presidenziale; data la natura provvisoria e interinale del provvedimento reclamato, la giurisprudenza, con tesi avversata in dottrina [29], ritiene che il controllo della Corte d’Appello debba limitarsi, dunque, alla verifica dell’insussistenza di evidenti errori decisionali sul piano del diritto o del fatto [30]. Dall’orientamento restrittivo dominante in giurisprudenza, discende anche che le parti interessate non sono autorizzate a depositare nuovi documenti [31] e che la Corte non può disporre alcuna attività istruttoria [32], dovendosi limitare il suo operato al solo controllo di assenza di errori abnormi. In [continua ..]

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6. I termini per la proposizione del reclamo

In base all’art. 708, 4° comma, c.p.c., il reclamo si propone con ricorso davanti alla Corte d’Ap­pello competente da depositarsi entro 10 giorni dalla notificazione del provvedimento. In base alla giurisprudenza prevalente [34] la mera comunicazione di Cancelleria del provvedimento non determina il decorso dei termini, non trovando applicazione la disciplina del novellato processo cautelare uniforme. Si rinviene però un isolato precedente giurisprudenziale [35], secondo cui la notificazione ad opera della Cancelleria è del tutto equipollente alla notificazione ad opera della parte e sarebbe dunque idonea al decorso del termine perentorio di 10 giorni per il deposito del reclamo. Si tratta di un’opzione ermeneutica che non pare condivisibile, giacché non valorizza la obiettiva diversità tra i due tipi di notificazione (ad opera della parte o ad opera della Cancelleria) e, soprattutto, non tiene [continua ..]

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7. Svolgimento del giudizio e decorrenza degli effetti della decisione

Depositato il ricorso, anche in forma cartacea [45], il Presidente assegna il fascicolo a un Consigliere Relatore. Richiamato il fascicolo d’ufficio dal giudice di primo grado, il procedimento si svolge secondo le regole del rito camerale. Alcune Corti (Corte d’Appello di Milano, Corte d’Appello di Roma) non fissano l’udienza per la discussione ma si limitano a concedere al reclamante un termine per la notifica del ricorso e del decreto di concessione dei termini di difesa e, al reclamato, un termine per la costituzione in giudizio; la soluzione prospettata, sotto un profilo strettamente interpretativo, non sembra censurabile ancorché, dal punto di vista pratico, possa creare problemi di rispetto del diritto di difesa del reclamante, privato della possibilità di controdedurre e replicare, a maggior ragione nell’ipotesi di reclamo incidentale. Come sopra indicato, la giurisprudenza dominante [46], in ragione del [continua ..]

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8. Il rapporto tra reclamo in Corte d’Appello e modifiche del giudice istruttore

A seguito della modifica dell’art. 709 c.p.c., operato dalla l. n. 80/2005, si dovrebbe ritenere che le ordinanze interinali, emesse nei giudizi di separazione e divorzio (e scioglimento dell’unione civile), siano liberamente modificabili dal giudice istruttore anche in assenza di mutamenti sopravvenuti che rendano la decisione iniziale inattuale. Al momento dell’approvazione della riforma, non era ancora previsto l’istituto del reclamo avverso l’ordinanza presidenziale, introdotto dalla successiva l. n. 54/2006, che, però, non si è preoccupata di prevedere alcuna forma di raccordo tra la seconda modifica (il reclamo) e la prima (la modificabilità, almeno apparentemente libera), così da indurre l’interprete a interrogarsi sui rapporti che si creano tra reclamo e modifica. Ove si concludesse per il rispetto della lettera dell’art. 709 c.p.c., ovverosia per il regime della libera [continua ..]

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9. Conclusioni

Dalla disamina delle varie posizioni giurisprudenziali, fiorite su un terreno rappresentato da una norma sicuramente scritta frettolosamente e senza alcuna attenzione al profilo sistematico, emerge in maniera inequivocabile il fastidio – legittimato peraltro dalle croniche carenze di organico – da parte delle varie Corti d’Appello per essere state gravate di un ulteriore compito. Il risultato finale è stato quello della progressiva riduzione del reclamo a strumento eventuale, esperibile in pochissimi casi e seguendo un vero e proprio percorso a ostacoli. Non può però sottacersi che se, da un lato, «non vi è dubbio che le corti d’appello non abbiano gradito il conferimento di ulteriori compiti e quindi abbiano cercato di ridimensionare il più possibile l’amaro calice loro imposto», d’altro lato, «il reclamo è pur sempre un gravame, che esige un nuovo riesame e una nuova [continua ..]

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NOTE

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