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Il reclamo avverso i provvedimenti del giudice tutelare

Maria Teresa Pagano, Avvocata in Roma, Presidente Aiaf Lazio

L’autrice analizza il tema del reclamo avverso i provvedimenti del giudice tutelare e come questo si configuri come un mezzo di gravame con effetto devolutivo, che per sua natura consente al giudice dell’impugnazione un complessivo riesame, sia di legittimità che di merito del provvedimento impugnato, ma evidenzia in conclusione la interpretazione restrittiva dell’art. 720 bis c.p.c. data dalla Cassazione sulla impugnazione dei provvedimenti della Corte d’Appello in sede di legittimità.

The author analyzes the theme of the complaint against the measures of the supervising judge and how it is a means of burden with devolutionary effect, which by its own nature allows the judge of the appeal an overall review of the appealed measure in terms of constitutionality and on merit, but concludes by stressing the restrictive interpretation of art. 720 bis of the Italian Code of Civil Procedure, provided by the Italian Supreme Court of Cassation (Corte di Cassazione) on appealing the measures of the Court of Appeal on constitutional grounds.

Sommario:

1. Profili generali. Giudice competente - 2. Oggetto e contenuto del reclamo - 3. Legittimazione attiva e passiva - 4. Termine per la proposizione del reclamo - 5. Provvedimenti non reclamabili. RicorribilitÓ in Cassazione - NOTE


1. Profili generali. Giudice competente

L’art. 739 c.p.c. detta le regole per quella particolare forma di revisio prioris istantiae costituita dal reclamo contro i provvedimenti resi dal giudice tutelare in Camera di Consiglio che, per la dottrina prevalente costituisce un vero e proprio mezzo di gravame (Fazzalari, 1970, p. 346). Ai sensi del 1° comma dell’art. 729 c.p.c. la competenza spetta al tribunale contro i decreti del giudice tutelare e alla Corte d’Appello contro i decreti pronunciati dal tribunale in Camera di Consiglio. Al riguardo deve rilevarsi che, successivamente all’abolizione delle preture, disposta dall’art. 1 d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 relativo all’istituzione del giudice unico di primo grado, la Cassazione ha costantemente affermato che spetta alla Corte d’Appello la competenza a decidere il reclamo proposto avverso i decreti pronunciati dal tribunale, anche se in composizione monocratica, in materia diversa da quella riservata al giudice [continua ..]

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2. Oggetto e contenuto del reclamo

In giurisprudenza si è affermato che il giudizio di secondo grado nascente dal reclamo costituisce un mezzo di impugnazione avente carattere devolutivo e, dunque ha per oggetto la revisione della decisione di primo grado nei limiti del devolutum e delle censure formulate ed in correlazione alle domande formulate in quella sede. Ne consegue che il reclamo ex art. 739 c.p.c. non può risolversi nella mera riproposizione delle questioni già affrontate e risolte dal primo giudice ma deve contenere specifiche critiche al provvedimento impugnato ed esporre le ragioni per le quali se ne chiede la riforma [4]. Pertanto alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, con un grado di specificità dei motivi che, pur non potendo essere stabilito in via generale ed assoluta, esige che alle argomentazioni svolte nel provvedimento impugnato vengano contrapposte [continua ..]

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3. Legittimazione attiva e passiva

La Giurisprudenza della Suprema Corte afferma che anche nel procedimento camerale così co­me nel giudizio contenzioso ordinario, la qualità di parte e quindi di soggetto legittimato al reclamo ex art. 739 c.p.c. si determina nei gradi di procedimento successivi al primo, esclusivamente per relationem rispetto alla qualità di parte formalmente assunta in primo grado, mentre coloro che sono indebitamente rimasti estranei al procedimento possono denunciare solo in sede contenziosa ordinaria la nullità del provvedimento camerale emesso inter alios [7]. Di contrario avviso parte della dottrina che afferma che il reclamo può essere proposto anche da chi non abbia partecipato al procedimento di primo grado «ma sempre che il soggetto abbia interesse ad ottenere una nuova pronuncia che sostituisca quella emessa dal giudice di primo grado in quanto incide direttamente sulla sua sfera giuridica» [continua ..]

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4. Termine per la proposizione del reclamo

Ai sensi del 2°comma dell’art. 739 c.p.c., il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto, se è dato nei confronti di una sola parte o dalla notificazione, se è dato nei confronti di più parti. In considerazione del tenore lettale di tale norma, il Supremo Collegio ha sempre ritenuto che nei procedimenti in Camera di Consiglio che si svolgono, proprio nei confronti di più parti, la notificazione del provvedimento che abbia definito il relativo procedimento è idonea a far decorrere il termine di dieci giorni per la proposizione del reclamo solo quando sia stata effettuata ad istanza di una delle parti e non se sia stata eseguita a ministero del cancelliere del giudice a quo o su istanza di quell’ausiliare [8]. Deve poi essere segnalato che la notificazione de qua fa decorrere, tanto per il destinatario della notifica quanto per il notificante, il termine di dieci giorni per [continua ..]

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5. Provvedimenti non reclamabili. RicorribilitÓ in Cassazione

Salvo che la legge non disponga altrimenti non è ammesso reclamo contro i decreti del tribunale e della Corte d’Appello pronunciati in sede di reclamo. In tema di provvedimenti di volontaria giurisdizione del giudice tutelare, sempre revocabili o modificabili a norma dell’art. 742 c.p.c. non è ipotizzabile una richiesta di riesame avanzata, anziché al giudice tutelare, al giudice investito della competenza ad esaminare il reclamo il quale abbia già consumato tale potere respingendo il reclamo in precedenza proposto dal richiedente avverso il predetto procedimento del giudice monocratico [10]. La possibilità, data anche a chi non sia stato parte del procedimento di volontaria giurisdizione, di impugnare il provvedimento emesso in tale sede, con azione in sede contenziosa, per ragioni di legittimità importa che giurisdizione volontaria e giurisdizione contenziosa non costituiscono due territori rigidamente separati e che, [continua ..]

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NOTE

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