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Figli non matrimoniali: rito e impugnazioni

Gabriella de Strobel, Avvocata in Verona, Segretario Nazionale AIAF

Prendendo le mosse dall’enunciato della l. 10 dicembre 2012, n. 219 e il d.lgs. n. 154/2013 che ha definitivamente abrogato la distinzione tra “figli legittimi” e “figli naturali”, l’autrice analizza il profilo processuale della crisi della famiglia di fatto e di come quest’ultima si veda negare l’accesso alla negoziazione assistita e possa unicamente richiedere l’applicazione del rito camerale ex art. 38 disp. att. c.c. L’autrice pone l’accento sulla vexata quaestio dei provvedimenti provvisori ed urgenti nel giudizio camerale della loro impugnabilità e conclude con l’a­nalisi della sentenza della Corte di Cassazione 17 aprile 2019, n. 10777 che ha ritenuto – finalmente – ammissibile il reclamo in Corte d’Appello.

Inspired by the content of Law 10 December 2012, n. 219 and Legislative Decree n. 154/2013, which definitively abrogated the distinction between “legitimate” and “natural” children, the author analyzes the procedural profile of the crisis of the de facto family, and how the latter is denied access to facilitated negotiation and can only request application of chamber proceedings pursuant to art. 38 of the implementation provisions of the Italian Civil Code. The author emphasizes the vexata quaestio of provisional and urgent measures in the chamber judgment subject to appeal, and concludes by analyzing the decision of the Italian Supreme Court of Cassation (Corte di Cassazione) 17 April 2019, n. 10777 which, finally, deemed the complaint to the Court of Appeal admissible.

Sommario:

1. Premessa - 2. Il profilo processuale della crisi della famiglia di fatto: il rito camerale - 3. I provvedimenti provvisori - 4. Reclamo contro i provvedimenti provvisori - 5. Nuove aperture giurisprudenziali: Cass. civ., Sez. I, 17 aprile 2019, n. 10777 - NOTE


1. Premessa

La l. 10 dicembre 2012, n. 219 e il d.lgs. n. 154/2013 hanno definitivamente abrogato la distinzione tra “figli legittimi” e “figli naturali”, distinzione presente sino ad allora nell’ordina­mento italiano, affermando il principio di unicità dello stato giuridico dei figli. Le nuove norme hanno eliminato le discriminazioni ancora esistenti tra figli naturali, legittimi e adottivi ed hanno riformato le competenze dei tribunali ordinari e dei tribunali dei minorenni in materia di procedimento di affidamento dei figli, oltre a ciò si è sostituita la nozione di “potestà genitoriale” con “responsabilità genitoriale” e sotto il profilo processuale, l’art. 3, l. n. 219/2012 ha sottratto diversi procedimenti di competenza del Tribunale dei Minorenni, previsti dall’art. 38 disp. att. c.c. Mentre il Tribunale dei Minorenni si vede [continua ..]

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2. Il profilo processuale della crisi della famiglia di fatto: il rito camerale

La crisi della famiglia di fatto è regolata in maniera diversa dalla coppia coniugata, nonostante la modifica dell’art. 38 disp. att. c.c., che come visto precedentemente ha attribuito la competenza delle tutele dei figli non matrimoniali al Tribunale ordinario. Di fatti, la fine del rapporto della coppia coniugata è ben disciplinata rispetto a quello della coppia non coniugata: mentre la prima può richiedere l’intervento di un giudice o la negoziazione assistita, la seconda si vede negare l’accesso alla negoziazione assistita e può unicamente ed eventualmente richiedere l’applicazione del rito camerale. Nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzio, le questioni relative all’affidamen­to e al mantenimento dei figli sono trattate dinanzi al Tribunale ordinario, con un rito nel quale è espressamente prevista l’emissione di provvedimenti provvisori, reclamabili dinanzi alla Corte [continua ..]

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3. I provvedimenti provvisori

Si è dibattuto a lungo sulla possibilità per il giudice del rito camerale di emettere provvedimenti provvisori ed urgenti, alla stregua dei provvedimenti provvisori del giudice della separazione e del divorzio. L’emissione, infatti, di provvedimenti provvisori ed urgenti anche in tema di famiglie di fatto, eviterebbe che il giudice investito del procedimento sia costretto ad emettere il decreto finale dopo l’istruttoria, con una dilatazione dei tempi processuali che, in situazioni di conflitto e per­manenza della convivenza di fatto dei genitori, potrebbe divenire intollerabile. Dopo una prima iniziale titubanza del giudice di merito, la giurisprudenza è pervenuta alla conclusione dell’ammissibilità di tale strumento, quantomeno per uniformità di trattamento tra i figli nati fuori dal matrimonio e i figli di coppia coniugata. L’ammissibilità di tali provvedimenti è stata rinvenuta, ora, nell’art. 710 [continua ..]

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4. Reclamo contro i provvedimenti provvisori

Per quanto concerne la reclamabilità dei provvedimenti provvisori urgenti emessi nei procedimenti camerali nei confronti dei figli non matrimoniali, esiste un ampio dibattito giurisprudenziale. Ed invero tali provvedimenti, pur astrattamente connotati dall’assenza di decisorietà e di definitività tali da “giustificare” la mancanza di uno strumento di impugnazione, devono in realtà essere rapportati al caso e questioni concrete che vanno a disciplinare. Soprattutto in relazione alla loro idoneità a produrre già evidenti pregiudizi. È corretto chiedersi altresì, se alla stregua dell’art. 708, 4° comma, c.p.c., i provvedimenti provvisori urgenti emessi dal Tribunale nella forma di decreto, nei procedimenti relativi alla famiglia di fatto, siano immediatamente (10 gg., ovvero 6 mesi) reclamabili? La tesi che propende per la non reclamabilità, si fonda sul presupposto che tali provvedimenti hanno [continua ..]

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5. Nuove aperture giurisprudenziali: Cass. civ., Sez. I, 17 aprile 2019, n. 10777

La tesi sopra delineata non convince: ed invero non ammettere la reclamabilità dei provvedimenti provvisori urgenti in sede di procedimento camerale nei riguardi dei figli non matrimoniali, sul presupposto del carattere provvisorio e non definitivo di tali provvedimenti, non può essere dirimente, atteso che tale caratteristica è tipica anche dei provvedimenti provvisori urgenti, emessi dal Presidente del Tribunale nella fase preliminare dei giudizi di separazione e divorzio. È vero, peraltro, che sul piano processuale difetta lo strumento impugnatorio previsto solo espressamente (sic!) ex art. 708, 4° comma, c.p.c. per i procedimenti di separazione e divorzio. Un possibile spiraglio giurisprudenziale si intravede nella sentenza della Corte di Cassazione 17 aprile 2019, n. 10777 [4], che con riferimento ad un provvedimento del Tribunale dei Minorenni che aveva collocato i minori in comunità, sospendendo la [continua ..]

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NOTE

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