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L'obbligo di pagamento diretto da parte del datore di lavoro del soggetto onerato. Mancata esecuzione da parte del datore di lavoro

Alessandro Ciceri, Avvocato in Firenze

L’articolo affronta in maniera analitica l’istituto del c.d. ordine di pagamento diretto, disciplinato dal­l’art. 156, 6° comma, c.c., nonché dall’art. 8, 3° comma, l. n. 898/1970 e successive modifiche e dell’ampliamento dell’applicabilità di tale istituto anche ai figli nati da genitori non coniugati, a seguito dell’introduzione della l. n. 219/2012.

The article deals analytically with the institution of the “direct payment order” regulated by art. 156, 6th paragraph, of the Italian Civil Code, as well as by art. 8, 3rd paragraph, of Law no. 898/1970 and subsequent modifica­tions, and of the enlargement of the applicability of this institution also to the children born to unmarried parents following the introduction of Law no. 219/2012.

Keywords: direct payment – non-custodial parent – satisfaction warranty – default.

Sommario:

1. La normativa vigente: separazione, divorzio, tutela dei figli, negoziazione assistita - 2. Inquadramento e natura dell’istituto - 3. I presupposti - 4. I soggetti attivi ed i destinatari dell’obbligo - 5. Il procedimento per l’ordine diretto ex art. 156, 6° comma, c.c. - 6. Il procedimento dell’invito diretto ex art. 8, l. n. 898/1970 - 7. La mancata esecuzione spontanea del terzo ed i rimedi esperibili - NOTE


1. La normativa vigente: separazione, divorzio, tutela dei figli, negoziazione assistita

L’introduzione di tale strumento di garanzia nel nostro ordinamento è avvenuta per tappe successive, attraverso l’approvazione di varie norme che si sono succedute ed aggiunte alle precedenti, oltre a numerosi interventi della Corte costituzionale. Nel suo complesso, la disciplina che ne risulta forma un insieme non organico, per vari aspetti contraddittorio, che ha creato in dottrina ed in giurisprudenza notevoli problemi interpretativi e di coordinamento. Separazione. La prima applicazione di tale strumento di garanzia si è avuta nell’ambito della separazione giudiziale. L’obbligo in questione, sotto forma di ordine diretto di pagamento al terzo è previsto dall’art. 156, 6° comma, c.c. come sostituito della l. n. 151/1975 di riforma del diritto di famiglia che, recita: «In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e [continua ..]

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2. Inquadramento e natura dell’istituto

L’obbligo in oggetto, che assume in un caso la natura di ordine di pagamento giudiziale, nel­l’altro quella di un invito stragiudiziale al pagamento formulato al terzo da parte dell’avente diritto, si colloca nel quadro degli strumenti di garanzia dei crediti di mantenimento, a fianco degli altri strumenti di garanzia previsti dal sistema: –    l’imposizione di idonee garanzie reali o personali; –    l’iscrizione di ipoteca giudiziale 2818 c.c. sui suoi beni; –    il sequestro dei beni (o parte dei beni) dell’obbligato. Sotto il profilo processuale, la Suprema Corte ne ha a volte riconosciuto la natura cautelare [8] altre l’ha negata totalmente [9] sulla considerazione che tale istituto prescinderebbe sia dal fumus boni iuris che dal periculum in mora richiesti invece dalle misure cautelari: non serve il “fumus”, esistendo già un titolo, [continua ..]

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3. I presupposti

Unico presupposto per l’applicazione della garanzia in esame è l’inadempimento a uno degli obblighi economici previsti in un provvedimento dell’Autorità giudiziaria, o all’esito di N.A. È stato ritenuto però che un solo ritardo, magari minimo o avvenuto per pura dimenticanza, può non essere sufficiente per concedere l’ordine; in questo senso si segnala Trib. Milano, decreto del 11 febbraio 2014 [11]. La Cassazione ha però affermato che non devono essere indagate le ragioni dell’inadempi­mento, né deve essere effettuata alcuna comparazione tra le ragioni dell’avente diritto e quelle dell’obbligato [12], affermando che l’ordine può essere concesso in presenza di un ritardo o di un inadempimento che faccia temere il ripetersi di pagamenti inesatti, o irregolari anche per le rate successive (da provare allegando il generale disordine nella gestione delle scadenze, [continua ..]

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4. I soggetti attivi ed i destinatari dell’obbligo

I legittimati sono: –    il coniuge avente diritto all’assegno per sé; –    il coniuge nell’interesse dei figli conviventi, minorenni e maggiorenni se non autosufficienti, con legittimazione “iure proprio” [15]; –    il genitore non coniugato nell’interesse dei figli, ex art. 337 ter c.c.; –    il figlio maggiorenne ex art. 337 septies c.c. (con legittimazione concorrente con quella del genitore, ma autonoma); –    gli eventuali altri affidatari diversi dai genitori (nonni, zii) [16]. I terzi destinatari dell’obbligo diretto sono: –    il datore di lavoro, pubblico o privato; –    enti pubblici o privati che erogano trattamenti pensionistici; –    ogni altro terzo, tenuto a prestazioni periodiche o una tantum. Pertanto i cespiti aggredibili possono [continua ..]

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5. Il procedimento per l’ordine diretto ex art. 156, 6° comma, c.c.

Il Giudice su richiesta dell’avente diritto può emettere l’ordine di pagamento diretto a carico del terzo. L’onere probatorio è posto a carico del richiedente, sia per la prova dell’esistenza del diritto all’assegno, sia dell’inadempimento dell’onerato (mediante la prova del ritardo/omissione; di pregressi inadempimenti; di richieste di messa in mora; della notifica di atti di precetto, ecc.). Il richiedente dovrà poi indicare in maniera precisa chi sia il terzo, anche se questi non è parte del giudizio e non deve essere citato, pena l’impossibilità di ottenere l’ordine. Fasi in cui è ammissibile richiedere l’ordine La richiesta è ammissibile: –    all’udienza presidenziale. Qui manca ancora tecnicamente un inadempimento, ma il Presidente può valutare il comportamento processuale avanti a sé e/o quello extraprocessuale [continua ..]

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6. Il procedimento dell’invito diretto ex art. 8, l. n. 898/1970

L’art. 8 come modificato dalla l. n. 74/1987, ai commi dal 3° al 6° contiene la disciplina dell’in­vito diretto da parte dell’avente diritto al terzo, applicabile dopo il giudicato sulla sentenza sullo status. Come già detto, trattasi di procedimento stragiudiziale che prevede tre passaggi: –    la costituzione in mora dell’obbligato tramite invio di raccomandata a.r. o via pec; –    il decorso del periodo minimo di 30 giorni dalla ricezione della messa in mora; –    ove persista l’inadempimento, la notifica diretta al terzo, con comunicazione anche all’obbligato, del provvedimento che ha disposto l’assegno e che ne contiene la misura, con l’invito a versargli direttamente le somme dovute. Non si dovrà pertanto fare ricorso all’Autorità Giudiziaria la quale, in tal caso, respingerà la domanda per carenza di interesse ad [continua ..]

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7. La mancata esecuzione spontanea del terzo ed i rimedi esperibili

È possibile che il terzo si rifiuti di adempiere spontaneamente all’ordine diretto notificato, o all’invito diretto comunicato. Per l’ordine al terzo ex art. 156, 6° comma, c.c., in assenza di espresse previsioni della norma, l’orientamento dominante è quello di escludere l’azione esecutiva diretta contro il terzo, sulla considerazione che l’ordine, pur avendo natura latamente espropriativa non sia titolo esecutivo nei confronti del terzo. Si segnala un autorevole parere difforme [31] che si fonda su due motivi: a) sulle argomentazioni espresse da Corte costituzionale nella sent. n. 236/2002 [32] secondo cui l’ordine al terzo contenuto nell’art. 148 c.c. (ora 316 bis c.c.), istituto del tutto analogo, come funzione, a quello dell’art. 156, 6° comma, c.c., è da ritenersi munito di efficacia esecutiva anche contro il terzo; b) nonché sul rilievo che sarebbe contraddittorio avere previsto [continua ..]

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NOTE

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