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I rimedi esperibili a tutela del credito da mantenimento

Eugenia Sertori, Avvocata in Macerata

L’Autrice illustra gli strumenti offerti dall’ordinamento a tutela del diritto di credito al mantenimento distinguendo tra l’azione esecutiva ordinaria e le garanzie patrimoniali specificamente individuate dalle norme. Particolare attenzione dedica all’istituto della ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492 bis c.p.c. il cui ambito di applicazione è stato esteso dall’art. 155 sexies disp. att. c.p.c. anche ai procedimenti in materia di famiglia.

The Author illustrates the tools offered by the legal system to protect the right to maintenance, distinguishing between the ordinary enforcement action and the financial guarantees identified by the regulations. She devotes particular attention to the institution of the online search for assets to be seized pursuant to art. 492 bis of the Italian Code of Civil Procedure, whose sphere of application was extended, by art. 155 sexies of the implementing provisions of the Italian Code of Civil Procedure, to proceedings in family law as well.

Keywords: credit for maintenance – enforcement – art. 492 bis c.p.c. – asset guarantees.

Sommario:

1. Considerazioni introduttive - 2. Credito da mantenimento: inadempimento e prescrizione del diritto alla corresponsione periodica - 3. Strumenti a tutela del coniuge o dei figli nei confronti del soggetto obbligato al versamento di un contributo economico: tutela penale, azione esecutiva e garanzie - 4. L’azione esecutiva: Il presupposto dell’esecuzione forzata: il titolo esecutivo - 4.1. La formazione del titolo sulle spese straordinarie - 4.2. Riconoscimento ed esecutività delle decisioni emesse in uno Stato membro dell’Unione Europea in tema di obbligazioni alimentari - 5. L’espropriazione forzata: la ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492 bis c.p.c. - 5.1. La presentazione dell’istanza ed i possibili esiti della ricerca telematica - 5.2. L’impugnazione del provvedimento di diniego e le opposizioni esecutive - 5.3. I due sistemi di ricerca telematica - 6. Gli istituti a garanzia del credito da mantenimento - NOTE


1. Considerazioni introduttive

La disgregazione delle famiglie travolge i rapporti e le relazioni tra tutti i soggetti in essa coinvolti determinando anche inevitabili conseguenze economiche che, già nell’immediato o a distanza di tempo, possono essere foriere di ulteriori contrasti. Gli apporti economici dei singoli in costanza di unione sono rimessi alle libere scelte di questi ultimi, comunque in proporzione alle loro capacità ed alle decisioni assunte in merito alla gestione della vita condivisa. Dopo la cessazione della convivenza, le questioni economiche vengono stabilite con provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria o tramite accordi perfezionati tra le parti con i quali viene determinato l’obbligo di corresponsione di una somma a titolo di mantenimento dei figli e/o dell’altro partner al ricorrere delle norme sostanziali previste in caso di separazione, di divorzio/cessazione della unione civile o di cessazione della convivenza di fatto ex art. 1, 65° [continua ..]

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2. Credito da mantenimento: inadempimento e prescrizione del diritto alla corresponsione periodica

Con le statuizioni patrimoniali inerenti al mantenimento dei figli o dell’altro coniuge separato/divorziato sorgono delle obbligazioni future a carattere periodico che devono essere adempiute, con cadenza mensile, dal soggetto obbligato [2]. Il beneficiario di tali obbligazioni è titolare del diritto ad ottenere nei termini, quanto dovuto e, comunque, l’adempimento della prestazione. Il creditore che, a fronte dell’inadempimento voglia agire per recuperare il contributo non versato, deve essere edotto in merito alla possibile estinzione del suo diritto a pretendere il pagamento delle rate mensili scadute a causa del decorso di un determinato lasso di tempo senza che abbia chiesto all’obbligato gli importi arretrati. Si deve infatti tener presente il regime della prescrizione del diritto di credito al versamento dell’assegno mensile di mantenimento. Secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, ormai da considerarsi [continua ..]

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3. Strumenti a tutela del coniuge o dei figli nei confronti del soggetto obbligato al versamento di un contributo economico: tutela penale, azione esecutiva e garanzie

Nell’ambito del diritto di famiglia, l’ordinamento fornisce mezzi di tutela differenti al soggetto creditore di somme di denaro a titolo di mantenimento o di assegno divorzile nei confronti del soggetto obbligato all’adempimento [9]. Il comportamento dell’obbligato che non fornisca al coniuge o ai figli mezzi di sussistenza, da intendersi come «tutti i mezzi economici indispensabili per il mantenimento di una vita dignitosa» [10], o che si sottragga al dovere di contribuzione economica a favore del coniuge o dei figli, omettendo di versare l’assegno periodico dovuto in base alle statuizioni vigenti tra i coniugi/ge­nitori, al ricorrere di determinati elementi, può essere sanzionato penalmente. Tali comportamenti possono infatti configurare rispettivamente i reati di cui agli artt. 570 e 570 bis c.p. [11]. L’obbligato inadempiente, oltre a dover eventualmente affrontare i risvolti civilistici conseguenti alla [continua ..]

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4. L’azione esecutiva: Il presupposto dell’esecuzione forzata: il titolo esecutivo

L’avvio dell’azione esecutiva, volta al conseguimento dell’esatto adempimento dell’obbligazio­ne da parte del debitore, presuppone che il creditore sia in possesso, dall’inizio fino al termine del procedimento, di un titolo esecutivo in applicazione del principio generale nulla executio sine titulo ricavabile dall’art. 474 c.p.c. L’esistenza di un titolo esecutivo, pur essendo condizione necessaria, non è da sola sufficiente a far sì che si proceda ad esecuzione forzata. La norma sopra citata, difatti, precisa che il credito per cui si procede, ossia quello portato dal titolo esecutivo, debba soddisfare i requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità [13]. Nel diritto di famiglia sono considerati titoli esecutivi i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria (siano essi sentenze, ordinanze o decreti), il verbale di separazione consensuale omologato e gli accordi raggiunti tra i coniugi [continua ..]

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4.1. La formazione del titolo sulle spese straordinarie

Nell’ambito delle controversie familiari, una questione oggetto di ampio dibattito è stata quella del titolo necessario per il recupero delle spese straordinarie dei figli. Ci si è interrogati sulla necessità o meno di munirsi di un titolo esecutivo, ulteriore rispetto al provvedimento con cui è stabilita la contribuzione di ciascun genitore al pagamento delle spese straordinarie, al fine di agire in esecuzione in caso di inadempimento da parte del genitore obbligato [23]. Al riguardo, la giurisprudenza di legittimità ha inizialmente assunto una posizione rigorosa affermando che i provvedimenti con cui è stabilito in capo al genitore di solito non collocatario l’obbligo di corrispondere, sia pure pro quota, le spese straordinarie, non costituiscono titolo esecutivo [24]. La Suprema Corte ha ritenuto, infatti, che il credito in questione fosse privo dei requisiti della certezza e della liquidità necessari ai sensi [continua ..]

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4.2. Riconoscimento ed esecutività delle decisioni emesse in uno Stato membro dell’Unione Europea in tema di obbligazioni alimentari

In tema di titoli esecutivi, resta infine da considerare il Reg. (CE) n. 4/2009 relativo al recupero dei crediti alimentari all’interno dell’Unione Europea. Il Regolamento distingue due differenti regimi in tema di riconoscimento ed esecutività delle decisioni straniere inerenti alle obbligazioni alimentari (da intendersi in una accezione più ampia rispetto a quella che viene riconosciuta agli alimenti nell’ordinamento italiano) a seconda che le decisioni in merito siano state o meno emesse in uno Stato membro vincolato dal Protocollo dell’Aja del 2007 (sulla legge applicabile alle obbligazioni alimentari). In particolare, della decisione emessa in uno Stato membro vincolato dal Protocollo del 2007 «ci si può valere come di un titolo esecutivo nazionale senza necessità di esperire alcuna procedura intermedia» [27] mentre per la decisione emessa in uno Stato membro non vincolato dal Protocollo è prevista una [continua ..]

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5. L’espropriazione forzata: la ricerca telematica dei beni da pignorare ex art. 492 bis c.p.c.

Al fine di avviare l’esecuzione forzata, il creditore che sia in possesso di uno dei titoli esecutivi sopra richiamati deve notificare al coniuge/genitore inadempiente il titolo esecutivo e l’atto di precetto, ossia l’intimazione all’obbligato di provvedere al pagamento di quanto portato dal titolo esecutivo entro il termine e con l’avvertimento di cui all’art. 480 c.p.c. Nel caso in cui il soggetto obbligato non provveda al pagamento della somma dovuta (ma ancora non corrisposta) a titolo di contributo al mantenimento nel termine indicato nell’atto di precetto, il creditore potrà avviare il processo esecutivo mediante la forma dell’espropriazione forzata che mira a soddisfare le pretese creditorie aggredendo il patrimonio del debitore. L’espropriazione può avere ad oggetto beni mobili o beni immobili dell’obbligato il quale, secondo il principio della responsabilità patrimoniale di cui all’art. [continua ..]

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5.1. La presentazione dell’istanza ed i possibili esiti della ricerca telematica

L’istanza di cui all’art. 492 bis c.p.c. che, nel silenzio della norma, si ritiene debba assumere la forma del ricorso [32], deve essere presentata al presidente del tribunale competente [33] il quale, verificato il diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata ossia la sussistenza del titolo esecutivo, della eventuale spedizione in forma esecutiva (e loro notifica) e della notifica del precetto [34], autorizza con decreto la ricerca con modalità telematica dei beni da pignorare. Il ricorso può essere depositato anche telematicamente [35] e allo stesso deve essere allegata, oltre ai documenti sopra richiamati, la ricevuta del pagamento del contributo unificato pari ad Euro 43,00, come stabilito dall’art. 13, 1° quinquies comma, d.p.r. n. 115/2002, da corrispondere contestualmente alla presentazione dell’istanza [36]. Come sostenuto da autorevole dottrina, l’istanza di cui all’art. 492 bis c.p.c. [continua ..]

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5.2. L’impugnazione del provvedimento di diniego e le opposizioni esecutive

In dottrina ci si è interrogati sulla eventuale possibilità in capo al creditore di impugnare il provvedimento di diniego dell’autorizzazione alla ricerca telematica dei beni. Sul punto sono emerse differenti orientamenti [40]. C’è chi ritiene che avverso il provvedimento di diniego sia proponibile il reclamo ai sensi degli artt. 737 ss. c.p.c. in ragione del fatto che la ricerca potrebbe costituire l’unico modo per il creditore di individuare i beni ed avviare quindi l’azione esecutiva [41]. Di tutt’altra opinione chi sostiene che non debba essere proposto alcun rimedio avverso il diniego considerato che l’istanza può essere riproposta dal creditore [42]. Infine, si è anche ipotizzato di impugnare il diniego con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. [43]. Per quanto riguarda il debitore, non è previsto che quest’ultimo possa impugnare il decreto con il quale [continua ..]

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5.3. I due sistemi di ricerca telematica

Occorre precisare che sono previsti due differenti sistemi di ricerca telematica: quella diretta affidata all’ufficiale giudiziario ex art. 492 bis c.p.c. e quella che avviene da parte del creditore con l’accesso alle banche dati tramite i gestori ex art. 155 quinquies disp. att. c.p.c. Questa previsione ha destato molte perplessità e dato origine a pronunce giurisprudenziali contrastanti anche in ragione di una non sempre univoca interpretazione dell’art. 155 quinquies disp. att. c.p.c. Pacifico infatti l’accesso dell’ufficiale giudiziario alle banche dati, come emerge dall’art. 492 bis c.p.c., non altrettanto invece può dirsi circa la possibilità per il creditore di essere autorizzato a rivolgersi alle banche dati per ricevere informazioni «quando le strutture tecnologiche, necessarie a consentire l’accesso diretto da parte dell’ufficiale giudiziario alle banche dati di cui all’art. 492 bis del codice [continua ..]

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6. Gli istituti a garanzia del credito da mantenimento

L’esecuzione forzata, come già anticipato, non rappresenta l’unico rimedio di cui può servirsi il coniuge/genitore a tutela del credito da mantenimento. L’ordinamento infatti offre una serie di istituti, specificamente individuati dalle norme in tema di separazione, divorzio e a tutela dei figli nati da coppie non coniugate, che costituiscono una garanzia a fronte dell’eventuale inadempimento del coniuge/genitore obbligato [46]. In altre parole, il coniuge/genitore che sia destinatario per sé o per i figli minori di somme periodiche a titolo di contributo al mantenimento può agire per assicurarsi che le pretese creditorie siano soddisfatte e che quindi l’obbligato non possa sottrarsi al pagamento di quanto dovuto. Innanzitutto, il giudice può imporre al coniuge/genitore obbligato di prestare idonea garanzia personale (come la fideiussione) o reale (come il pegno e l’ipoteca) ove vi sia il pericolo che egli [continua ..]

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NOTE

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