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Il cyberbullismo: la l. 29 maggio 2017, n. 71

Gabriella de Strobel, Avvocata in Verona

È stato attuato un passo importante con l’introduzione della l. n. 71/2017, dimostratasi positiva sul piano preventivo mediante il coinvolgimento della scuola, luogo dove hanno inizio gli episodi di cyberbullismo, ma vi sono criticità, in ambito processuale per quel che riguarda il principio del giusto processo in relazione al procedimento dell’ammonimento e sotto il profilo sanzionatorio, per quel che riguarda le sanzioni nei confronti dei gestori dei siti Web.

A major step was taken with the introduction of law n. 71/2017, which proved positive on the preventive level, through the involvement of the school, the place where episodes of cyberbullying begin. But there are critical areas in terms of procedure, related to the principle of the right process for the warning procedure, and from the standpoint of sanctions, as concerns the penalties for website operators.

Keywords: cyberbullying – due process – web

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Sommario:

1. Introduzione - 2. I destinatari della l. n. 71/2017 - 3. L'istanza ex art. 2, 1░ e 2░ comma - 4. L'ammonimento ex art. 7, l. n. 71/2017 - 5. La responsabilitÓ dei soggetti coinvolti - 6. Quadro normativo Europeo - 7. Conclusioni


1. Introduzione

Il 18 giugno 2017 è entrata in vigore la l. n. 71/2017 così intitolata: “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del Cyberbullismo”. Una legge emanata per la tutela e la protezione dei minori che si trovano esposti ai sempre più frequenti episodi di bullismo sul web. Il cyberbulling (termine inglese coniato dal docente canadese Bill Belsey) viene definito dal giurista anglofono Peter Smith come «una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta, attuata   attraverso un testo elettronico, agita contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento che non riesce a difendersi». Definizione a cui l’art. 1, 2° comma, l. 29 maggio 2017, n. 71 si ispira designandola con una definizione più ampia, ossia come una «forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto [continua ..]

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2. I destinatari della l. n. 71/2017

Il ruolo del cyberbullo sulla propria vittima In primo luogo, occorre chiarire chi è il destinatario di queste nuove disposizioni: il cyberbullo. A differenza del “bullo” tradizionale, il cyberbullo è colui che attraverso i social network offende la vittima designata mediante la diffusione di materiale denigratorio nei suoi confronti o la crea­zione di gruppi “contro”, sfruttando una posizione socialmente dominante, in modo da isolare la o lo sfortunato/a. Vale la pena ricordare che non è il web il nemico; si tratta di un uso inappropriato della rete, favorito da una navigazione realizzata, sempre più spesso, fuori dal controllo degli adulti. Di fatto, attraverso questo fenomeno, il social network viene sfruttato per favorire lo scambio fra ragazzi sempre più giovani di contenuti violenti, denigratori e discriminatori. Le modalità con cui il cyberbullo si manifesta principalmente sono le seguenti: viene individuata [continua ..]

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3. L'istanza ex art. 2, 1░ e 2░ comma

Nel momento in cui viene agito un comportamento qualificato come cyberbullismo ai sensi dell’art. 1, 2° comma, l. n. 71 / 2017, si può chiedere al gestore del sito di rimuovere, oscurare o bloccare il contenuto condiviso in rete, anche nell’ipotesi in cui le condotte non integrino la fattispecie di trattamento illecito dei dati personali (art. 2, 1° comma, l. n. 71/2017). Qualora, il gestore del sito non abbia assunto l’incarico nelle 24 ore successive al ricevimento dell’istanza, e non vi abbia provveduto nelle 48 ore, la vittima può rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, il quale provvederà per l’appunto a bloccare, rimuovere o oscurare il contenuto diffuso in rete. I tempi indicati paiono ancora molto dilatati, ma soprattutto la mancata previsione di una sanzione nei confronti dei gestori purtroppo rende tale procedura sostanzialmente inattuata ed inefficace.

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4. L'ammonimento ex art. 7, l. n. 71/2017

Il questore applica la procedura di ammonimento, istanza che può essere presentata anche dalla vittima in nome proprio, mentre il cyberbullo sarà convocato dal questore alla presenza di almeno un genitore o con l’esercente la responsabilità genitoriale e potrà essere ammonito ed essere invitato a non ripetere comportamenti analoghi. È auspicabile che il personale addetto della Polizia di Stato sia adeguatamente formato alla trattazione di tali episodi per evitare eccessi o sottovalutazioni dei fenomeni. Forte criticità può essere espressa nei confronti di tale istituto sia sotto l’aspetto procedurale, sotto il profilo della mancata previsione dell’obbligatorietà della difesa tecnica, sia sul piano del contenuto del provvedimento che ha tutte le caratteristiche di una norma in bianco. Il provvedimento può quindi risultare diverso da un questore all’altro, magari in presenza di situazioni identiche, [continua ..]

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5. La responsabilitÓ dei soggetti coinvolti

Sul piano della responsabilità civile dei soggetti coinvolti nel fenomeno del cyberbullismo, le norme applicabili del Codice civile sono le seguenti: Per quanto riguarda i genitori, si applica l’art. 2048 c.c. che sancisce la responsabilità dei genitori, dei figli, dei precettori e dei maestri, ogni qual volta l’adulto non esercita la vigilanza in modo adeguato, tenuto conto dell’età dei minori o non metta in atto gli strumenti necessari per prevenire e impedire i comportamenti. Per quanto riguarda il bullo, si applica l’art. 2046 c.c. che sancisce la non imputabilità del­l’incapace di intendere o di volere; quest’ultimo, infatti, sarà responsabile esclusivamente nel caso in cui si sia trovato in tale stato psichico per propria colpa. In tale ipotesi, l’agente risponde delle conseguenze del fatto dannoso come se fosse capace al momento in cui lo ha commesso. Infatti, è sufficiente, per rendersi [continua ..]

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6. Quadro normativo Europeo

L’aumento di strumenti di condivisione e di nuove tecnologie hanno portato ad un incremento esponenziale dei casi di cyberbullismo in Europa: 1.500 bambini in un solo anno, secondo il rapporto “Kids online” (2012), cioè il 6% di tutti quelli tra i 9 e i 16 anni di età. Infatti, oggi è vittima di cyberbullismo più di un ragazzo su cento (12% dei giovani tra gli 11 e i 16 anni). Il dato preoccupante è che, tre volte su dieci, il bullo è un coetaneo. L’Europa al momento non ha strumenti specifici per colpire il fenomeno, se non una serie di disposizioni di legge più ampie e relative ai diritti delle giovani vittime di crimini in generale o agli abusi sessuali sui minori e un Codice di condotta per lottare contro le forme illegali di incitamento all’odio on-line adottato nel 2016 dalla Commissione europea assieme alle azien­de informatiche (Facebook, Microsoft, Twitter, YouTube). Il suo ruolo di supporto, [continua ..]

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7. Conclusioni

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