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La comunicazione nella famiglia tecnologica e le esigenze regolative

Antonio La Spina. Professore di Sociologia e di Analisi e valutazione delle Politiche Pubbliche nell’Università Luiss Guido Carli di Roma

L’autore analizza l’impatto dell’Information and Communication Technology (ITC) sul “funzionamento” delle famiglie. Alcuni degli usi che si fanno di internet possono dare dipendenza (addiction) in senso clinico, con la riduzione o il venir meno dell’adempimento dei doveri genitoriali.

L’autore osserva come le innovazioni tecnologiche possono generare enormi benefici e migliorare di molto la qualità della vita delle famiglie, ma possono rappresentare un pericolo se non utilizzate in modo corretto. A Suo parere le Autorità Pubbliche dovrebbero individuare dei canoni di comportamento appropriati, per produrre linee di condotta in prima battuta non vincolanti, la cui funzione sia quella di informare e persuadere gli utenti.

The author analyzes the impact of Information and Communication Technology (ITC) on the “functioning” of families. Some of the uses that are made of Internet can become addictive in the clinical sense, with the fulfilment of parenting duties reduced or absent all together.

The author observes that technological innovations can generate enormous benefits and greatly improve families’quality of life, but may become a danger if not used properly. In his opinion, public authorities should identify appropriate rules of behaviour in order to produce primarily non-binding lines of conduct whose function is to inform and persuade users.

Sommario:

1. Considerazioni introduttive - 2. I benefici delle nuove tecnologie - 3. Indicazioni ricavabili da alcune ricerche sul tema - 4. Criticità e minacce - 5. Le diverse forme della regolazione a fronte delle esigenze emergenti - NOTE


1. Considerazioni introduttive

Quando la famiglia si accosta al mondo del diritto e ai tribunali il più delle volte ciò accade perché essa sta per disgregarsi, o si è già disgregata. Più precisamente, quando vi è un conflitto tra i genitori, a seconda di come questo viene gestito da loro stessi e da chi li assiste, si avranno gradi e modalità diverse di coinvolgimento dei figli, i quali potrebbero venire chiamati a schierarsi, o viceversa essere tutelati in momenti per loro difficili. Peraltro, il fatto che vi sia stata una rottura non annulla le relazioni tipiche del nucleo familiare, che ciascuno dei suoi componenti porterà per sempre dentro di sé. Sia una famiglia che ha subito una separazione o un divorzio, sia quella che resta unita sono chiamate a educare e sostenere (non solo economicamente) i figli, trasmettendo loro certe capacità che consentono di muoversi adeguatamente e autonomamente nella società, indicando certi valori, mettendo sull’avviso rispetto a pericoli e minacce incombenti. In questo senso, la famiglia è la prima e la più importante delle agenzie di socializzazione. Per secoli nelle famiglie come eravamo stati abituati a pensarle i genitori, spesso coadiuvati da altre figure, hanno insegnato a ciascun figlio come comportarsi, come svolgere alcune attività (dalle incombenze domestiche alla cura dei campi, o – in tempi più recenti – alla guida dell’auto­mobile, e così via), come relazionarsi con il mondo esterno, come rivolgersi alle persone dell’al­tro sesso, a chi ha una certa età, agli amici, agli estranei. Le famiglie ancor oggi sono nella maggior parte dei casi il luogo del prendersi cura, sia quando alcuni componenti non sono autosufficienti, sia quando invece lo sono, o potrebbero esserlo se ricorrono certe condizioni. La comunicazione non è semplicemente parlarsi, telefonarsi, mandarsi sms più o meno corredati di immagini o altro. In famiglia tutto ciò si inscrive in una missione di educazione, di socializzazione e di cura. A seconda di come le famiglie riescono a svolgere questi loro compiti, le ricadute sull’intera collettività possono essere benefiche o viceversa problematiche. Altre agenzie di socializzazione (tra cui la scuola, su cui sarebbe necessario un discorso a parte, l’università, la formazione professionale, le associazioni a [continua ..]

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2. I benefici delle nuove tecnologie

Una volta mi è capitato di recarmi in un ufficio per attivare certe utenze. Arrivato lì, mi sono accorto di non aver portato con me un certo documento. Telefonando a chi lo aveva me ne sono fatto mandare sul mio cellulare una foto, sempre fatta con il telefonino. Ciò mi ha fatto risparmiare molte ore di tempo e mi ha evitato una certa dose di stress. Un’altra volta, mentre mi recavo in autobus alla mia università, avendo trovato un posto a sedere, mi sono dedicato ad attivare un certo servizio comunale registrandomi on line: serviva che allegassi copia del documento di identità. Se mi trovo davanti al pc ho dei pdf già predisposti all’uopo. In quel momento non era praticabile questa soluzione, anche perché avevo avviato la procedura dal mio smartphone. Pertanto, ho alzato l’ingegno e ho fatto una foto con il cellulare (come avevo visto fare ai miei figli), ho allegato quella e la cosa ha funzionato. Potrei fare innumerevoli altri esempi. Chi è più tecnologico di me ne saprebbe fornire ben altri, assai più sofisticati. Queste, che le prime volte sembrano grandi conquiste, sono inezie a fronte a ciò che non nella fantascienza, e neppure in un lontano futuro, ma già adesso sarebbe possibile – avendo la necessaria disponibilità economica e vivendo in paesi che si sono già mossi in questa direzione – nella casa o comunque nei comportamenti quotidiani di una “famiglia tecnologica”. Tramite box di compostaggio si possono smaltire in proprio i rifiuti umidi producendo un materiale di valore, ed eventualmente energia, nel modo più sano ed eco-compatibile. Tramite pannelli solari e certe modalità di risparmio si può fronteggiare il fabbisogno energetico di casa, dei propri mezzi di trasporto, e cedere a terzi l’eccedenza. Tramite automobili e altri mezzi di trasporto ibridi si potrebbe così abbattere drasticamente la spesa per i carburanti. Tramite attrezzi personalizzati, sensori, regimi alimentari mirati monitorati da strumenti di rilevazione e analisi dei valori rilevanti ci si potrebbe mantenere in forma smagliante e prevenire tanti malanni. Gli elettrodomestici di casa – dalla TV all’impianto stereo, alla lavatrice, al condizionatore, alla cucina, al sistema d’allarme e così via – possono essere messi in rete, programmati, comandati a distanza. [continua ..]

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3. Indicazioni ricavabili da alcune ricerche sul tema

Secondo una rassegna della letteratura riguardante l’impatto dell’Information and Communication Technology (ITC) sul “funzionamento” delle famiglie [4], ad uno sguardo d’insieme «non vi è consenso sul prevalere degli aspetti positivi, negativi ovvero misti nell’influenza che le ITC esercitano sulle famiglie». Più nel dettaglio, oltre agli effetti di eccitazione ma anche di paura connessi alla novità, e alla ben nota tendenza a contrarre le interazioni in presenza, fuori di casa, in strada o in altri luoghi di incontro, a favore di comunicazioni agite a distanza nel chiuso della propria stanza, le nuove modalità telematiche hanno ovviamente effetti positivi per coloro che si trovano a lavorare, studiare, vivere lontano dai propri cari [5]. Sempre secondo la citata rassegna, per un verso la “coesione” delle famiglie è favorita quando le tecnologie sono usate per prendersi cura di minori, anziani, malati, disabili. Per altro verso, però, una vita on line intensiva può anche sortire l’effetto opposto: una riduzione della coesione medesima, favorita dall’iso­lamento reciproco dei componenti del nucleo che pur vivono sotto lo stesso tetto, nonché da una certa perdita di intimità. In particolare, si assiste a una “diluizione” dei confini delle famiglie, quindi a un mescolarsi di ciò che avviene all’esterno (il lavoro, le incombenze civiche, le relazioni con soggetti che non fanno parte della sfera familiare o comunque degli affetti) con ciò che viene vissuto con i propri cari. D’altro canto, com’è intuibile, un qualche confine è “rilevante e necessario” per mantenere relazioni familiari sane e fruttuose, nonché l’identità stessa della famiglia [6]. Confini permeabili o assenti – che non dipendono direttamente dalla presenza di certi devices, bensì dall’uso che se ne fa, in particolare quando si ha a che fare con lo smart­phone – producono una “vulnerabilità” alle sfide provenienti dall’ambiente esterno, nonché stress e insoddisfazione entro la famiglia [7]. Internet è di per sé un grande contenitore. Alcuni degli usi che se ne fanno possono dare dipendenza (addiction) in senso clinico, pur correlandosi a [continua ..]

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4. Criticità e minacce

Come ho già accennato, da svariati millenni i componenti più anziani dei nuclei familiari (genitori, nonni, zii, talora fratelli maggiori, ciascuno per la propria parte) socializzano i nuovi arrivati trasmettendo loro visioni del mondo, valori, modelli di condotta, regole specifiche. Nel particolare momento storico che stiamo vivendo, appunto in conseguenza dell’accelera­zione tecnologica, può succedere l’inverso. Su certe cose i minori o i giovani ne sanno di più degli adulti. Con certe novità i nativi digitali hanno talora più dimestichezza, ad esempio, dei loro genitori. Il che però non vuol dire che in realtà sappiano tutto ciò che sarebbe necessario sapere, o che siano in grado di prevedere tutti i problemi e avere tutte le soluzioni. D’altro canto gli adulti, anche perché sono neofiti, per certi versi e in certe occasioni sono – siamo – come i bambini. Si trovano davanti a possibilità tecniche e comunicative di una vastità sterminata, le cui conseguenze per la loro vita risultano, al momento, in larga parte ignote. Ma avendo già una certa età tendono a ritenere – non di rado erroneamente – di sapersela cavare da soli. Comunque, in genere non hanno accanto a sé qualcuno che li assista. Sotto questo profilo gli anziani sono in una condizione per certi versi più favorevole, perché sono meno sollecitati a doversi cimentare con le nuove tecnologie, e possono più serenamente chiedere a nipoti, figli o collaboratori di essere aiutati. Fermo restando che sempre più spesso anche taluni anziani si applicano personalmente allo smartphone o al tablet. In parte tutto ciò potrebbe essere legato a una fase di transizione. Quando gli adulti di oggi non ci saranno più, e i nativi digitali di oggi saranno diventati adulti, la dimestichezza con le nuove tecnologie sarà un fatto assodato e diffuso. Ma non è affatto detto che le cose vadano così. Ciò perché per un verso nel frattempo arriveranno via via, a getto continuo, altre innovazioni tecnologiche, che comporteranno tempi e costi di adattamento a loro volta. Per altro verso, sapere come si “mette in moto” un nuovo marchingegno, ricavandone certi risultati voluti, è una cosa. Essere nella condizione di capire e controllare qualunque rischio che ne deriva è tutta [continua ..]

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5. Le diverse forme della regolazione a fronte delle esigenze emergenti

Una delle menti più notevoli del XX secolo, Karl Popper [25], pensando alla televisione avanzò una proposta che da molti fu intesa come una provocazione intellettuale e poi non ebbe alcun seguito concreto. In estrema sintesi: così come quando arrivarono le automobili – con le quali si generano molti vantaggi, ma si può anche fare molto danno a sé e agli altri – dopo un po’ in tutti gli Stati si ritenne di imporre, come condizione per guidarle, il rilascio di una patente, analogamente sarebbe stata necessaria una licenza apposita per chi faceva tv (non per i teleutenti). Oggi chiunque abbia un account su Facebook, Twitter, Instagram, un proprio blog e così via, diventa editore, emittente, operatore dell’informazione e dell’intrattenimento. Quindi può fare e farsi male. Quindi una qualche somiglianza c’è, sebbene da analizzare in profondità e specificare attentamente (visto che molti usi di internet sono innocui e anzi salutari). Del resto, proseguendo con l’analogia, per andare a piedi, in monopattino, in bicicletta non ci vuole la patente. In Italia in passato guidare un ciclomotore era possibile senza restrizioni. Dopo svariati anni, financo qui da noi si arrivò all’obbligo di casco e patentino per tali veicoli. A seconda di quali sviluppi tecnologici avranno bici e monopattini, chissà se non si dovrà provvedere pure per quelli. Quanto alle automobili, via via queste sono state munite di specchietti retrovisori, cinture di sicurezza, airbag, sistemi frenanti avanzati e di tante altre dotazioni che inizialmente non avevano. Anche chi naviga per mare se usa un canotto non ha bisogno di patente, che invece gli è richiesta per certi tipi di natanti o in certe acque. In linea puramente speculativa, sarebbe tecnicamente possibile condizionare l’accesso a certi tipi di navigazione su Internet – ma non ad altri – al possesso di una “patente” che attesti la padronanza dello stock di conoscenze e competenze necessarie per non far danni. Sto semplicemente evocando uno scenario di fantasia, tanto per allenarsi a riflettere. Adesso metto da parte l’argomento di marca popperiana, che difficilmente troverebbe ascolto con riguardo a Internet. La “regolazione” può essere intesa, in senso lato, come l’indicazione di un certo modello di condotta, insieme a uno stimolo [continua ..]

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NOTE

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