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“Riforma dei procedimenti de potestate, degli interventi amministrativi relativi ai minori, della disciplina dell´affidamento eterofamiliare e dell´adozione”

Alberto Figone, Avvocato in Genova

Sommario:

1. Introduzione - 2. L’intervento della pubblica autorità ex art. 403 c.c. - 2.2. La novella dell’art. 403 c.c. - 2.3. Criticità operative - 3. I procedimenti de potestate - 4. Affidamento e adozione - NOTE


1. Introduzione

Il gruppo di lavoro da me presieduto ha affrontato tematiche differenziate, di natura processuale, come gli obiettivi previsti dal PNRR imponevano, ma anche sostanziale; esse hanno tutte un elemento che le accomuna: l’adeguata protezione del soggetto minorenne in situazioni a vario titolo per lui pregiudizievoli, al di fuori di un conflitto, attuale ed effettivo, fra i genitori, declinabile nei diversi procedimenti sulla crisi della coppia coniugata o sull’affidamento dei figli non matrimoniali. Muovendo da tale presupposto, ci siamo confrontati sulle criticità dell’art. 403 c.c., nel testo originario, che legittima l’intervento della pubblica autorità per attuare, in difetto di un preventivo ordine di giustizia, l’allontanamento del minore dalla sua famiglia, ma anche sui procedimenti de potestate con la ripartizione della competenza tra tribunale ordinario e tribunale minorile (in attesa dalla costituzione di un unico giudice di primo [continua ..]

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2. L’intervento della pubblica autorità ex art. 403 c.c.

2.1. Ratio della normativa Il testo originario dell’attuale codice civile (fino alla l. n. 206/2021, cui sui ci tornerà infra), disciplinando, all’art. 403 c.c., l’intervento della pubblica autorità a favore dell’infanzia abbandonata, era funzionale alla tutela della sanità fisica e morale della “stirpe”, realizzata con l’allonta­namento del minore da un contesto abitativo inadeguato ed un conseguente collocamento in luogo sicuro. La norma trovava la medesima formulazione dell’art. 21 del Testo unico sulla protezione e l’assistenza alla maternità e all’infanzia, approvato con r.d. 24 dicembre 1934, n. 2316, che, nel contesto politico dell’epoca, era finalizzato principalmente alla protezione dei fanciulli abbandonati, degli orfani a causa della guerra o di calamità naturali [1]. Pur modificatosi il contesto politico e sociale, l’urgenza sottesa alle peculiari [continua ..]

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2.2. La novella dell’art. 403 c.c.

Il nuovo testo dell’art. 403 c.c., al pari del precedente, individua nella «pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia», il soggetto legittimato a disporre l’allontana­mento del minore della famiglia. Essa coincide con l’autorità di pubblica sicurezza, ovvero con i servizi sociali locali (ossia lo stesso organo competente per l’affidamento familiare in caso di assenso della coppia genitoriale). Sono invece mutati i presupposti dell’allontanamento, inizialmente individuati in un abbandono materiale e morale del minore (situazione che, se non dipendente da causa di forza maggiore, può dar luogo alla declaratoria di stato di adottabilità, prodromico ad una futura adozione), nell’abitare in locali insalubri o pericolosi, o da persone incapaci di provvedere all’educazione del minore stesso «per negligenza, immoralità, ignoranza o altri motivi». Se [continua ..]

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2.3. Criticità operative

Come la dottrina non ha mancato di rilevare, un ulteriore aspetto da esaminare riguarda il momento nel quale adottare un provvedimento di allontanamento ai sensi dell’art. 403 c.c. [3]. Le poche pronunce sul punto in passato hanno sempre sottolineato come un intervento del genere sia ammissibile sono in fase pre-procedimentale e precontenziosa [4], trattandosi altrimenti di un provvedimento amministrativo assunto al di fuori del suo schema legale tipico. Per quanto tale lettura sia ragionevole, la prassi è andata sovente di diverso avviso; si è assistito talvolta ad allontanamenti avvenuti anche nella pendenza di un procedimento (davanti al tribunale ordinario ovvero minorile). Si è osservato che negare la possibilità di procedere ex art. 403 c.c. in casi del genere equivarrebbe a lasciare sfornito di effettiva tutela un minorenne esposto a grave pregiudizio o pericolo per la sua incolumità, giustificandone così [continua ..]

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3. I procedimenti de potestate

Come è noto, gli artt. 330 e 333 c.c. disciplinano forme di intervento giudiziale sulla genitorialità, più o meno invasive, a seconda della condotta, più o meno grave dei genitori. Si distingue così tra provvedimenti ablativi, ovvero limitativi della responsabilità. Ci si è chiesti inizialmente se una formulazione tanto ampia quale quella dell’art. 333 c.c., che legittima il giudice ad assumere “i provvedimenti convenienti”, in situazioni di minor gravità per il figlio non dovesse richiedere una maggiore specificazione (e, dunque, una tipizzazione) onde evitare un’eccessiva discrezionalità del giudice. Si è peraltro ritenuto che la complessità delle situazioni, che si possono presentare nella realtà quotidiana, suggerisca di evitare una “perimetrazione”, che potrebbe lasciare prive di tutela determinate fattispecie. Le sempre più sentite esigenze di tutela [continua ..]

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4. Affidamento e adozione

Il gruppo di lavoro ha evidenziato come, accanto alle imprescindibili riforme processuali ed ordinamentali, sia necessario un adeguamento degli istituti a tutela dei minori, ed in particolare dell’affidamento eterofamiliare e dell’adozione, per adeguarli ai diversificati modelli di famiglia, che la società conosce. Certamente l’affidamento eterofamiliare ha beneficiato di una nuova linfa con la l. n. 173/2015, in nome del diritto alla continuità delle relazioni affettive dei bambini. Occorre peraltro riflettere sugli inserimenti troppo lunghi di minori presso strutture di accoglienza, senza che gli stessi possano trovare una nuova sistemazione in una famiglia di affetti, per non versare in stato di abbandono, stante la presenza di genitori o parenti che, se pur non in modo assiduo, se ne fanno carico. Importante sarebbe nel contempo una riforma dell’adozione di minori che, tenendo conto della nuova realtà sociale, superasse [continua ..]

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NOTE

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