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La rappresentanza processuale del minore quale persona offesa

Mara Buonaguidi, Avvocata in Pisa

L’Autrice analizza la tutela processual-penalistica del minore vittima di reato sotto il profilo della rappresentanza. Il minorenne deve adeguatamente essere assistito da un rappresentante oppure, nel caso in cui quest’ultimo dovesse mancare o si dovesse trovare in conflitto di interessi con la persona offesa, da un curatore speciale.

 

The Author analyses the protection, in criminal court proceedings, of the child crime victim from the standpoint of representation. The child must be adequately assisted by a representative or – should said representative be lacking or in conflict of interest with the offended party – by a special administrator.

Keywords: procedural representation – minor – offended person – special curator.

Sommario:

1. Il minore nel processo penale ordinario - 2. CapacitÓ processuale del minore vittima di reato - 3. La rappresentanza processuale del minore nel processo penale ai fini della costituzione di parte civile: art. 77, 2░ comma, c.p.p. - 3.1. Nomina del curatore speciale - 4. Esercizio delle facoltÓ attribuite al minore vittima di reato esercitate dal Pubblico Ministero: art. 77, 4░ comma, c.p.p. - 5. Proposizione ed accettazione della remissione di querela per i minorenni - NOTE


1. Il minore nel processo penale ordinario

Nel processo penale ordinario la qualità di minorenne è del tutto incompatibile sia con la qualità di responsabile civile che con quella di civilmente obbligato per la pena pecuniaria. Il minore può comunque ricoprire la veste di danneggiato o persona offesa del reato, parte civile o testimone. Gli spetta altresì il diritto alla proposizione della querela ai sensi dell’art. 120 c.p., potendo così ricoprire la veste di querelante. Si pone, quindi, il quesito se il minore vittima di reato possa esercitare tutte le facoltà attribuite alla persona offesa, genericamente previste dall’art. 90 c.p. La risposta si può rinvenire nelle norme internazionali ed in particolare nella Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata dallo Stato italiano con la l. 20 marzo 2003, n. 77. Difatti, l’art. 3 [1] di detta Convenzione riconosce al minore capace di discernimento il diritto di ricevere ogni [continua ..]

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2. CapacitÓ processuale del minore vittima di reato

A differenza del procedimento penale ordinario, in cui il minore vittima di reato può intervenirvi costituendosi parte civile, nel procedimento penale minorile tale costituzione non è ammessa come fermamente statuito dall’art. 10, d.p.r. 22 settembre 1988, n. 448 c.d. Codice del Processo Penale Minorile. Pertanto, in tali ipotesi l’azione per il risarcimento del danno o per la restituzione dei beni è ammessa solo in sede civile. Tuttavia, dato che il minore non possiede un’autonoma capacità processuale, la relativa azione deve essere esperita solo attraverso coloro che esercitano su di lui il potere di rappresentanza ai sensi dell’art. 77, 1° comma, c.p.p. [3]. Ciò sia quando l’azione viene proposta in sede penale che quando viene esercitata in sede civile [4]. La disposizione è logica applicazione di quanto enunciato all’art. 75, 2° comma, c.p.c. per cui le persone che non hanno il [continua ..]

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3. La rappresentanza processuale del minore nel processo penale ai fini della costituzione di parte civile: art. 77, 2░ comma, c.p.p.

Proseguendo la tematica della rappresentanza del minore, sotto il profilo processual-penalisti­co, e quindi quando lo stesso sia persona offesa e danneggiata da un reato, si ritiene opportuno continuare la disamina dell’art. 77 c.p.p., per ciò che attiene il 2° comma, in quanto fa riferimento alla figura del curatore speciale. Tale soggetto, che nell’assolvimento del suo incarico ha il dovere di compiere atti in sostituzione del minore e nel suo esclusivo interesse, deve essere nominato in due ipotesi. In primo luogo quando manca la persona cui spetta la rappresentanza o l’assistenza e vi sono ragioni d’ur­genza. Ne sono un esempio le situazioni in cui entrambi i genitori sono decaduti dalla responsabilità genitoriale; oppure il minore ha entrambi i genitori deceduti o irreperibili ed ancora non è stato nominato un tutore; oppure il minore è stato temporaneamente affidato a parenti entro il IV grado o a terzi ed il [continua ..]

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3.1. Nomina del curatore speciale

Il 2° comma dell’art. 77 c.p.p., dopo aver indicato i casi in cui è necessaria la nomina del curatore speciale, statuisce che la relativa istanza possa essere proposta dal Pubblico Ministero, dal rappresentato anche se incapace (minore o interdetto) ma comunque fornito di un minimo di capacità di discernimento, dai prossimi congiunti del minore (e quindi, consultato l’elenco di cui all’art. 307, 4° comma, c.p., compatibilmente con la minore età del danneggiato, gli ascendenti, i discendenti, i fratelli, le sorelle, gli zii), dallo stesso rappresentante quando vi sia conflitto di interessi. Le parti che hanno diritto a proporre l’istanza di nomina possono indicare al Giudice i soggetti che ritengono appropriati a ricoprire l’incarico di curatore speciale. Il Giudice non è tenuto a nominare le persone proposte, ma deve prenderle in considerazione, soprattutto quando siano suggerite dal soggetto incapace che andrà [continua ..]

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4. Esercizio delle facoltÓ attribuite al minore vittima di reato esercitate dal Pubblico Ministero: art. 77, 4░ comma, c.p.p.

Ai sensi dell’art. 77, 4° comma, c.p.p., in determinati casi caratterizzati da estrema urgenza, può essere il Pubblico Ministero, autorizzato dalla legge all’esercizio dell’azione civile, a tutelare gli interessi della persona danneggiata, fintanto che subentri il soggetto al quale spetta la rappresentanza o l’assistenza oppure il curatore speciale. Lo scopo di tale disposizione è evitare le decadenze di cui all’art. 79 c.p.p. [8] per la costituzione di parte civile, nonché per la richiesta della citazione del responsabile civile – che ben potrebbe essere contemporanea alla costituzione di parte civile – ammessa entro termini rigosi (art. 83, 2° comma, c.p.p. [9]). Un esempio di “assoluta urgenza” è il giudizio direttissimo, caratterizzato per l’assenza dell’u­dienza preliminare, con il diretto passaggio al dibattimento. Ben si capisce, quindi, come in una tale [continua ..]

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5. Proposizione ed accettazione della remissione di querela per i minorenni

È opportuno precisare preliminarmente che l’ordinamento tende sempre di più a considerare perseguibili d’ufficio molti illeciti commessi nei confronti dei minori, anche quando la perseguibilità degli stessi fatti commessi nei confronti degli adulti viene rimessa alla querela di parte. Fra di essi possono essere menzionati la violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art. 570 c.p. [10], la violenza sessuale prevista all’art. 609 bis c.p. [11], il delitto di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p. [12]. Nei casi in cui occorre procedere a querela di parte, la norma a cui si deve fare riferimento è l’art. 120 c.p., 2° e 3° comma, secondo cui «per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti (...) il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore. I minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati, possono esercitare il diritto [continua ..]

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NOTE

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