famiglia e patrimonio

home / Archivio / Fascicolo / Il curatore speciale del minore nei giudizi relativi alla disgregazione del nucleo familiare

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Il curatore speciale del minore nei giudizi relativi alla disgregazione del nucleo familiare

Marta Ienzi, Magistrato – Presidente Prima Sezione Civile, Tribunale di Roma

L’Autrice dopo avere trattato della figura del Curatore speciale del minore nei giudizi di separazione e di divorzio e nei giudizi relativi alla disgregazione del nucleo familiare, ciò anche a seguito della l. n. 206/2021, invita a riflettere sulla necessità, non prevista dalla riforma, di una possibile ultrattività del ruolo del Curatore speciale del minore una volta chiuso il giudizio e sulla necessità della formazione della figura del Curatore speciale, data la delicatezza del ruolo, ciò nonostante l’assenza di qualsiasi previsione da parte del legislatore.

 

The Author discusses the figure of the child’s special Guardian in separation and divorce proceedings and in proceedings relating to family breakdown, also following law no. 206/2021. She then spurs reflection as to the need, not provided for by the reform, for the role of the child’s special Guardian to possibly continue once the proceedings are con­cluded, as well as the need to train the figure of the special Guardian given the role’s delicate nature, in spite of the absence of any provision for this by lawmakers.

Sommario:

1. Premessa - 2. Il Curatore speciale del minore nei giudizi di separazione o di divorzio e in quelli relativi alla disgregazione del nucleo familiare ex art. 337 bis c.c. - 3. Chi Ť il Curatore - 4. La figura del Curatore del minore nel nuovo processo familiare - 5. Conclusioni - NOTE


1. Premessa

Il Curatore speciale del minore, nonostante l’assenza di interventi normativi, è istituto che nel tempo ha visto notevolmente ampliare il proprio ambito di applicazione a partire dal momento in cui il minore ha cominciato ad essere considerato non più solo un soggetto passivo meritevole di tutela, ma un soggetto attivo, portatore di diritti e interessi propri che devono trovare autonoma voce e specifica tutela nel processo. In tutte le fattispecie concrete in cui viene nominato, il Curatore speciale ha il compito fondamentale di perseguire nel procedimento l’inte­resse del minore quale obiettivo prioritario. In particolare la sua nomina, nell’applicazione giurisprudenziale, è dettata dalla necessità di ottenere che il superiore interesse del minore sia indipendentemente valutato da un soggetto estraneo al confitto. Più in generale la figura del Curatore speciale garantisce il fondamentale “diritto di accesso alla giustizia del minore”, sancito in varie convenzioni internazionali, ai sensi del quale il minore ha diritto di partecipare ed esprimere la propria opinione in tutti i procedimenti che lo riguardano. L’ampliamento al ricorso della figura del Curatore speciale del minore è avvenuto soprattutto per opera del ruolo suppletivo della giurisprudenza che, a fronte delle scarne previsioni normative, ha cercato sempre più di adeguare le sue decisioni agli obblighi sovranazionali e internazionali in tema di interesse del minore. In particolare si fa riferimento alla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 ed alla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo del 1996, che riconoscono al minore capace di discernimento il diritto a essere ascoltato nei procedimenti che lo riguardano. Nello specifico: –    la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo in data 25 gennaio 1996 e ratificata dall’Italia con la l. 20 marzo 2003, n. 77 si riferisce ai procedimenti relativi alla responsabilità genitoriale che coinvolgono i minori. In particolare, allorché sussista un conflitto di interessi tra il minorenne ed i suoi genitori, o comunque tra il minorenne e chi esercita la responsabilità genitoriale sullo stesso, si prevede che il giudice possa nominare al minore un [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. Il Curatore speciale del minore nei giudizi di separazione o di divorzio e in quelli relativi alla disgregazione del nucleo familiare ex art. 337 bis c.c.

In generale la giurisprudenza di merito, in molteplici pronunce, ha chiarito che qualora si debbano assumere decisioni destinate ad incidere sui diritti nonché sugli interessi dei figli minori, e la conflittualità tra i genitori sia così elevata da fare ritenere gli stessi anche solo temporaneamente incapaci di rappresentare adeguatamente gli interessi della prole minorenne, il giudice può nominare, ai sensi dell’art. 78 c.p.c., al figlio, un Curatore speciale che lo rappresenti nel giudizio pendente [5]. Il filo conduttore di tutte queste decisioni è l’aver rilevato, da parte del giudice, la presenza, sin dal principio del giudizio o in corso di causa, di situazioni familiari di particolare complessità in cui la tutela effettiva del minore, portatore di interessi propri rispetto a quelli dei genitori, rende necessario il ricorso a tale istituto. Allorquando i genitori siano in conflitto tra loro ed incapaci di leggere realmente il disagio dei figli minori e il rischio evolutivo cui i figli sono esposti, si impone la nomina del Curatore. Non è sufficiente però, nell’interpretazione dei giudici, l’esistenza di una conflittualità, anche molto accesa, tra i coniugi, ma va rilevata una situazione di pregiudizio, grave disagio, particolari problematiche di salute per il minore in conseguenza del comportamento di uno o di entrambi i genitori, parti del processo, che in tal modo vengono a trovarsi in una situazione di concreto conflitto di interessi rispetto al minore [6]. Il provvedimento con cui il Giudice, anche di ufficio, nell’ambito del suo prudente apprezzamento nomina il Curatore speciale normalmente, oltre ad illustrare le ragioni della nomina, individua, in relazione anche alle esigenze sottese alla nomina stessa, l’ambito degli incarichi e dei compiti sostanziali attribuiti al Curatore speciale nell’interesse del minore. In via generale egli è chiamato a gestire i rapporti con gli operatori sociali, i terapeuti e i professionisti che stanno seguendo i minori e a garantire l’effettività e il coordinamento degli interventi di supporto disposti a favore di questi. Così ad esempio al Curatore viene affidato il compito di: –    rappresentare e tutelare il minore nel giudizio; –    ascoltarlo alla luce dei principi contenuti nella Carta dei diritti dei figli nella [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. Chi Ť il Curatore

·    Non vi sono indicazioni legislative che individuino quali siano i professionisti e quali le competenze che devono essere possedute da chi sarà nominato Curatore speciale. Tuttavia, quest’ultimo potrà ben essere un avvocato, e ciò è anche previsto dalla Convenzione di Strasburgo. In tal senso si orientano le prassi applicative. ·    Se il rappresentante è un avvocato, troverà applicazione l’art. 86 c.p.c., sicché lo stesso potrà stare in giudizio anche personalmente, senza richiedere il patrocinio di un altro difensore [10]. ·    Il ruolo del difensore tecnico ed il ruolo del Curatore speciale, anche quando sono cumulati in capo alla medesima persona, restano però distinti [11].

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. La figura del Curatore del minore nel nuovo processo familiare

L’evoluzione giurisprudenziale fin qui illustrata è stata recepita dalla l. delega n. 206/2021 predisposta dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di interventi in materia di processo civile e di strumenti alternativi presieduta dal Prof. Francesco Paolo Luiso. In particolare la riforma attribuisce alla figura del minore l’importanza centrale che già si stava delineando nella elaborazione giurisprudenziale, a far tempo, dalla nota e storica pronuncia Corte cost. 30 gennaio 2002, n. 1 [12]. Il minore, già ammesso a far udire la propria voce nella contesa familiare mediante l’ascolto, e già da tempo considerato parte “in senso sostanziale”, sta divenendo vera e propria “parte processuale”. Il ruolo del Curatore del minore viene esaltato dalla riforma, in tutti quei casi in cui il minore non può, per le caratteristiche del contenzioso che lo riguarda, essere adeguatamente ed imparzialmente rappresentato dai genitori, normalmente titolari della responsabilità genitoriale e della rappresentanza legale del proprio figlio. Il conflitto e il generarsi di aspettative e pretese confliggenti, impone di considerare la posizione di chi dal contrasto rischia di patire le peggiori conseguenze, bene da tutelare in via nettamente prevalente rispetto alle prerogative ed alle aspirazioni dei genitori, non necessariamente allineate a ciò che rappresenta l’“interesse superiore de minore”. La commissione Luiso si è dimostrata particolarmente sensibile all’orientamento giurisprudenziale fin qui evidenziato. Nella relazione illustrativa si legge infatti che «appaiono urgenti alcune modifiche dei poteri del curatore speciale del minore al fine di recepire e diffondere nell’in­tero territorio nazionale alcune indicazioni provenienti dal diritto vivente». Per la Commissione perciò «si impone la necessità di inserire nelle norme generali in materia di nomina di un curatore speciale, una disposizione che consenta al giudice di vagliare la possibilità, in tutti questi casi gravi non necessariamente configuranti un procedimento de potestate che però pongono i genitori in concreto in una situazione di conflitto di interessi con il figlio, di ricorrere alla figura del curatore speciale per consentire al minore di divenire parte processuale e come tale portatore dei propri [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. Conclusioni

L’aver posto al centro i diritti del minore, attraverso il rafforzamento della figura del Curatore speciale e l’obbligo di quest’ultimo di ascoltare il minore, è un notevole pregio della riforma che rappresenta un ulteriore passo in avanti nel processo di potenziamento dei diritti del minore. Oltre a rappresentare il riconoscimento di quel fondamentale principio di civiltà giuridica per cui non è possibile incidere sulla sfera individuale di nessun individuo, senza che vi sia, correlativamente, l’effettiva possibilità della sua partecipazione al procedimento destinato a sfociare in provvedimenti che lo riguardano. Invero la previsione di ipotesi di nomina obbligatoria, così come il riconoscimento di poteri extraprocessuali del Curatore speciale nonché la nuova legittimazione ad agire dell’ultraquattordicenne sono tutti interventi volti a dare una voce a chi una voce non può avere. È opportuno però riflettere sulla necessità, non prevista dalla riforma, di una possibile ultrattività del ruolo del Curatore speciale. Chiuso infatti il giudizio, qualora permanga il conflitto dei genitori, bisogna individuare chi curerà gli interessi del minore. Infine la delicatezza del ruolo, nonostante l’assenza di una previsione in tal senso nella riforma, non può non comportare da parte del Giudice un’attenta scelta dei professionisti, che necessariamente dovranno dar prova di aver seguito una specifica formazione interdisciplinare. Sarà quindi necessario, nonostante non ci sia in questo senso una disposizione normativa, creare presso ciascun tribunale e, in futuro, presso ogni sezione circondariale del Tribunale per le persone, i minorenni e per le famiglie, albi speciali dei Curatori del minore.

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio