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Finalmente una riforma del sistema giustizia nel settore del diritto di famiglia, sia dal punto di vista ordinamentale sia processuale

Giulia Sarnari, Avvocata in Roma

In data 9 dicembre 2021 è stata pubblicata la l. n. 206 che unitamente alla revisione del processo civile, riforma integralmente la giurisdizione dei diritti delle relazioni famigliari, delle persone e dei minori e le norme di procedura del rito famigliare, con la unificazione dei tanti riti esistenti in unico rito.

“Finalmente!” ha esultato la nostra associazione, perché era da anni che si era fatta promotrice di una riforma del sistema giustizia nel settore del diritto di famiglia, sia dal punto di vista ordinamentale (chiedendo un giudice, togato e specializzato), che processuale (chiedendo un unico rito, veloce e snello, tagliato su misura per tutte le questioni famigliari e dei diritti dei minori e delle persone, connotate per se stesse, sempre, dal carattere dell’urgenza).

La l. n. 206/2021 ha accolto tali istanze ed ha istituito un giudice togato specializzato, denominato Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, articolato in sezioni circondariali che opereranno in composizione monocratica e sezioni distrettuali che opereranno in composizione collegiale ed ha previsto un unico rito in materia di persone, minorenni e famiglie.

Per attuare tali radicali cambiamenti il legislatore ha delegato il governo, conferendogli un anno di tempo dalla pubblicazione della legge per la definizione del nuovo rito e stabilendo la data del 24 dicembre 2024 per la elaborazione delle norme per la istituzione del nuovo Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.

Nella l. n. 206/2021 vi sono, tuttavia, anche importanti modifiche processuali immediatamente operative, che entreranno in vigore dopo 180 giorni dalla pubblicazione della legge e quindi dal 22 giugno 2022; tra queste la revisione significativa degli artt. 78 e 80 c.p.c. sul curatore speciale del minore, figura completamente ripensata e alla quale dedichiamo, dunque, il numero di questa rivista.

Si tratta di una modifica che se non troverà ostacoli in sede attuativa e sarà sostenuta da adeguati stanziamenti per i compensi dovuti al curatore speciale del minore e alla sua formazione professionale, consentirà al minore quale soggetto portatore di propri diritti soggettivi, di essere parte del processo che lo riguarda, con legittimazione attiva autonoma e partecipe e artefice del contraddittorio processuale.

Dal 22 giugno 2022 il giudice dovrà nominare il curatore speciale del minore a pena di nullità degli atti del procedimento nei procedimenti in cui vi è domanda di decadenza della responsabilità genitoriale (come già aveva stabilito la Suprema Corte con la sentenza n. 1471/2021), art. 78 c.p.c., n. 3, 1), ma anche nei casi in cui devono essere adottati provvedimenti ex art. 403 c.c. e di affidamento del minore ex art. 2, l. n. 184/1983, art. 78 c.p.c., n. 3, 2), nei casi in cui emerga dalla procedura una situazione di pregiudizio del minore che impedisce la rappresentanza processuale da parte di entrambi i genitori, art. 78 c.p.c., n. 3, 3), e quando il minore che ha compiuto 14 anni lo richieda, art. 78 c.p.c., n. 3, 4). Inoltre il giudice potrà nominare il curatore speciale del minore quando i genitori gli appaiono, sia pur temporaneamente, inadeguati a rappresentare gli interessi del figlio, art. 78 c.p.c., n. 4).

Questa la nuova formulazione dell’art. 78 c.p.c., ed appare evidente che contestualmente alla sua applicazione e al supporto economico che dovrà essere fornito, dovrà formarsi anche una nuova cultura giuridica, che consentirà di definire quali siano le “situazioni di pregiudizio” in forza delle quali il giudice ha l’obbligo di nominare il curatore, e quali saranno “i casi di inadeguatezza” genitoriale che devono indurre il giudice ad esercitare la facoltà di nomina del curatore che gli è stata attribuita dalla legge.

Si tratta a ben vedere di due ipotesi dai contenuti molto evanescenti e attigui tra loro che delineano l’esercizio di un’ampia discrezionalità del giudice, mentre prima della riforma la Cassazione era stata più netta, aveva previsto la obbligatorietà nei casi di decadenza della responsabilità genitoriale e la facoltà nei casi di conflitto genitoriale (Cass. n. 1471/2021), ora il perimetro applicativo è nuovamente da tracciare.

Sarà dunque in sede applicativa che si sperimenterà se la riforma, che appare epocale, lo sarà davvero, se nel nuovo Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie e con il nuovo rito unico, il minore assurgerà a parte processuale, rappresentate in via autonoma dei propri diritti e delle proprie azioni, così come gli riconosce la Convenzione di Strasburgo.

Ma non solo si dovrà affinare una nuova cultura della giurisdizione, più in generale in ogni ambito della società civile dovrà farsi un cambio di passo significativo. Se si considera, infatti, che il legislatore ha stabilito che il giudice ha l’obbligo di nominare il curatore speciale al minore che ha compiuto 14 anni che lo richiede, risulta evidente che con tale riforma l’ordinamento si è assunto il compito di rendere i giovani più consapevoli, coscienti di avere diritto ad una specifica rappresentanza, e palmare è la sfida che devono raccogliere anche coloro fanno le politiche giovanili; i servizi socio educativi e la scuola prima fra tutti, dovranno educare e formare i minori ad introiettare di essere soggetti portatori di diritti che possono far riconoscere e tutelare in sede processale in via autonoma.

Leggendo gli articoli di questo numero della rivista dedicato interamente al curatore speciale del minore, ci si avvede che la riforma è un approdo cui da tempo si tendeva. Ora inizia un nuovo cammino che dovrà farsi carico di non limitare la rappresentanza processuale del minore che è stata finalmente affermata.