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Editoriale

Comitato di redazione

Lo status di figlio tra favor veritatis e favor minoris a seguito della l. n. 219/2012, è il tema di questo numero.

Ad introduzione, la Prof. Chiara Favilli ripercorre “il lungo cammino” che ha portato all’unicità dello status filiationis, prendendo le mosse dal quadro normativo precedente alla l. n. 219/2012 che ha introdotto lo stato unico della filiazione per poi soffermarsi sui rimanenti profili di disparità che ancora permangono, nonostante l’affermata unicità.

L’Avv. Marta Rovacchi tratta dell’istituto del disconoscimento di paternità, si sofferma sul bilanciamento che il giudice deve operare tra la verità biologica e il principio del favor minoris ed anche sul rapporto tra l’azione di disconoscimento e l’azione di dichiarazione giudiziale che la Suprema Corte con la sent. 3 luglio 2011, n. 17392, ha sostenuto essere pregiudiziale.

L’Avv. Elisa Tosini affronta l’istituto del riconoscimento ex art. 250 c.c., della forma, della natura e degli effetti del riconoscimento, nonché della dichiarazione giudiziale di paternità e maternità e della prova della filiazione, tenuto conto che la l. n. 219/2012 e il successivo decreto legislativo di attuazione n. 154/2013, ha determinato una sostanziale modifica della precedente disciplina di cui agli artt. 250 ss. c.c.

L’Avv. Barbara Manganelli tratta il tema della procreazione medicalmente assistita. In forza del­l’art. 8, l. n. 40/2014, il nato da una coppia che ha fatto ricorso alla PMA ha lo stato di figlio nato nel matrimonio o di figlio riconosciuto dalla coppia che a quelle tecniche ha fatto ricorso, con espressi divieti di negazione all’istaurarsi del rapporto di filiazione e di affermazione dello stesso da parte del donatore.

Le Sezioni Unite della Cassazione con sent. n. 4382/2018, afferma la Prof. Gilda Ferrando nel suo articolo che tratta del tema dei figli nati da persone dello stesso sesso, ha chiarito che il riconoscimento dell’atto di nascita straniero del figlio di una coppia dello stesso sesso è ammissibile perché il principio di ordine pubblico (secondo le norme costituzionali interne e sovranazionali) consiste nella tutela del preminente interesse del minore, nel suo diritto all’identità e alla certezza dello stato; mentre il Dott. Marco Rizzuti, a riguardo, si spinge oltre, ed evidenzia come in un futuro non lontano, si presenteranno all’attenzione dell’interprete anche altre e più complesse ipotesi, che vedono l’accesso alle tecniche di procreazione assistita, non di una coppia, ma di più persone, che tutte quante, assumeranno la genitorialità legale nei confronti del nato, determinando la necessità di rivalutare, con nuove prospettive, il favor minoris rispetto al favor veritatis.

Nel trattare la questione dell’impugnazione del riconoscimento, il Prof. Alberto Figone ricorda come la Corte costituzionale con sent. n. 272 del dicembre 2017 abbia definito che il favor veritatis non rappresenta un valore di rilevanza costituzionale assoluta, dovendo il giudice procedere ad un’adeguata comparazione con l’effettivo interesse del minore e che quindi la disciplina del­l’impugnazione del riconoscimento, come quella di tutte le azioni di stato non si esaurisce con l’accertamento circa l’esistenza o l’inesistenza di un legame di sangue tra padre e figlio, in quanto un “convitato di pietra” è rappresentato sempre dall’interesse del minore.

Il Prof. Giovanni Francesco Basini, infine, evidenzia che ancor oggi esistono figli non riconoscibili.

In forza dell’autorizzazione giudiziale ex art. 251 c.c., introdotta agli artt. 278 e 279 c.c., a parità di certa e dimostrabile derivazione biologica, potrebbero esservi, invece: figli che hanno lo stato di figlio, ex art. 315 c.c., figli non riconoscibili, e dunque privi di tale stato, ma almeno “assistibili” e titolari di diritti successori ex artt. 580 e 594 c.c. e figli, privi dello stato di figlio, senza diritto al mantenimento o agli alimenti, e privi pure di ogni diritto successorio ex lege.


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