manuale diritto famiglia

home / Archivio / Fascicolo / Le 'nuove' forme di violenza contro 'soggetti vulnerabili' nel contesto tecnologico

indietro stampa articolo indice fascicolo leggi articolo leggi fascicolo


Le 'nuove' forme di violenza contro 'soggetti vulnerabili' nel contesto tecnologico

Roberto Flor, Docente di Diritto penale presso il dipartimento di Scienze Giuridiche nell’Università di Verona

 Il progresso tecnologico e l’utilizzo della rete hanno favorito la nascita di nuove forme di violenza che influiscono principalmente sulla sfera psicologica della vittima. L’autore fornisce perciò un quadro fenomenico attuale circa la violenza sul web e l’impatto che questa genera sui “soggetti vulnerabili”, distinguendoli in base al­l’età, nonché attraverso l’analisi dei dati dei recenti rapporti sulle “molestie on-line” e su altri fenomeni, quali il cyberbullismo e il sexting.

Technological progress and the use of the Internet have prompted the rise of new forms of violence that influence mainly the victim’s psychological sphere. The author provides an overview of the current phenomenon of violence on the web and the impact it has on “vulnerable parties”, distinguishing them by age and through analysis of the data in recent reports on “on-line harassment” and other phenomena such as cyberbullying and sexting.

Sommario:

1. Premessa - 2. Ieri e oggi: le potenzialita' diffusive dei fenomeni di 'violenza' via web - 3. Nuove forme di violenza on-line e 'soggetti vulnerabili' - 3.2. Violenza su minori - 4. Conclusioni - NOTE


1. Premessa

La Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica meglio nota come “Convenzione di Istanbul” – adottata dal Consiglio d’Europa l’11 maggio 2011, definisce, la violenza contro le donne come species di quella della “violenza di genere” (genderbased violence), suscettibile di colpire anche gli uomini e inclusiva di condotte di carattere sistematico, spesso suscitate da condizionamenti di ordine storico, sociale o culturale che producono gravi discriminazioni ai danni delle vittime, ostacolandone il pieno sviluppo della personalità e delle capacità umane (disempowerment). Con la locuzione “violenza contro le donne” si intende una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, che comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella sfera pubblica che nella sfera privata. La “violenza domestica” include, poi, ogni genere di condotte di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o di un’unità domestica, ovvero tra coniugi o ex coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore della violenza condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima. L’ulteriore riferimento alla “violenza contro le donne basata sul genere” intende enfatizzare, nel riferimento a ruoli, atteggiamenti, attributi del “genere” (culturalmente e socialmente costruiti e orientati), il carattere discriminatorio di ogni violenza che sia «diretta contro una donna in quanto tale» (perché è una donna) o che colpisca le donne in misura sproporzionata [1]. La nozione di “violenza” sembra includere dunque tutte le forme di violenza, compresa quella psicologica, contro le donne (anche di minore età) e di violenza domestica che le coinvolgono in misura prevalente o tipicamente discriminatoria. La l. 15 ottobre 2013, n. 119 ha convertito con modifiche il d.l. n. 93/2013, con il quale erano state introdotte, tra le altre, modifiche al codice penale in materia di atti [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. Ieri e oggi: le potenzialita' diffusive dei fenomeni di 'violenza' via web

Ieri – Un mattino dell’aprile 2007, David Feltmeyer in una cittadina di poche migliaia di abitanti nei pressi di St. Louis, Missouri, dispone qualcosa tra i tergicristalli delle auto parcheggiate. Non si tratta di volantini pubblicitari, bensì di un dvd contenente un video intimo che ritrae lo stesso Feltmeyer intento a compiere atti sessuali con la ex fidanzata. La copertina del dvd indica il nome, il numero di telefono e l’indirizzo della donna, che solo poche settimane prima aveva posto fine alla loro relazione sentimentale. Feltmeyer è stato poi condannato per la diffusione di immagini “oscene” [2]. Oggi – Una sera del settembre 2016 l’opinione pubblica italiana apprende la notizia del suicidio di Tiziana Cantone. La ragazza è diventata suo malgrado nota per la diffusione virale di alcuni video nei quali è ripresa mentre compie atti sessuali. Queste immagini sono circolate in rete, in siti pornografici, in social network/media e in varie applicazioni messaggistiche. Sul piano penale, accanto ai tentativi di vedere rimosse le immagini, almeno sui canali on-line più frequentati, il procedimento per diffamazione e quello per istigazione al suicidio vengono archiviati [3]. Il tratto distintivo fra ieri e oggi, rileggendo le tristi vicende del caso Feltmeyer e di quello di Tiziana Cantone, è evidenziato dal ruolo della tecnologia e della rete, che di fatto nor­malizza le potenzialità comunicative e diffusive. Nel 2007 il dvd ha avuto una circolazione limitata tra coloro che hanno scelto di non gettarlo, una volta trovato sulla propria auto, o di non riprodurlo. Nel 2016 la viralità delle immagini di una giovane donna hanno resistito all’oblio, essendosi diffuse in un numero indeterminato di click e di visualizzazioni world wide.

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. Nuove forme di violenza on-line e 'soggetti vulnerabili'

3.1. Violenza di genere L’organizzazione per i diritti umani ha commissionato a ipsos mori un sondaggio sulle molestie on-line [4], che ha coinvolto circa 500 donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni in otto paesi, in particolare in Danimarca, Italia, Nuova Zelanda, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia e Stati Uniti d’America. Delle 4.000 donne che hanno preso parte al sondaggio, 911 hanno risposto di aver subito molestie o minacce on-line, 688 delle quali sui social media. Per quanto riguarda il nostro paese, su 501 donne intervistate, 81 dichiarano di aver subito molestie o minacce on-line, 62 delle quali sui social media. In particolare, il 23% delle donne che hanno preso parte al sondaggio ha subito molestie o minacce almeno una volta. Nel 41% dei casi, in almeno un’occasione la vittima ha avuto paura per la propria incolumità fisica. Più della metà delle donne intervistate ha poi denunciato periodi di stress e ansia, o attacchi di panico a seguito delle molestie e delle minacce on-line. Il generico riferimento a “molestie” o “minacce” può essere ricondotto a specifici fenomeni, ossia, da un lato, a minacce dirette e indirette di violenza fisica o sessuale e, dall’altro lato, a casi di revenge porn. A ciò si aggiungono fenomeni quali il doxxing, che ha il fine di angosciare, creare panico e causare allarme soprattutto a causa della rivelazione on-line di dati personali della vittima, ovvero quelli collegabili a troll: tra le donne intervistate che hanno affermato di aver subito abusi o molestie off-line, infatti, il 59% ha dichiarato che gli autori erano completi estranei, mentre solo il 15% ha affermato che l’abuso è stato posto in essere da un partner (attuale o ex). Se si volge lo sguardo ad altri fenomeni, basti pensare alla diffusione del sexting – invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite Internet utilizzando un qualsiasi device – e del cyberstalking, ossia l’utilizzo di dispositivi di comunicazione con la finalità di molestare una persona. A questi fenomeni devono aggiungersi le invasioni nella riservatezza personale commesse attraverso accessi non autorizzati a sistemi informatici, ovvero ad applicazioni di messaggeria, di chat private o di caselle di posta elettronica, [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3.2. Violenza su minori

I risultati di EU Kids On-line 2017 realizzata da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con La Direzione Generale per Io Studente, la Partecipazione e l’integrazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nell’ambito del Protocollo di Intesa fra il MIUR e l’ATS Parole Ostili [5], hanno evidenziato i rischi strettamente connessi alla diffusione di contenuti inappropriati, soprattutto quelli legati al bullismo, al razzismo e all’hate speech, nonché all’esposizione a contenuti pornografici e al sexting. Lo smartphone è oggi il principale strumento con cui i ragazzi accedono a internet, usato quotidianamente dal 97% dei ragazzi di 15-17 e dal 51% dei bambini di 9-10. Le attività on-line più diffuse fra i ragazzi sono quelle relative alla comunicazione e all’intratteni­mento. Cresce il numero di ragazzi e ragazze di 9-17 anni che hanno fatto qualche esperienza su Internet che li ha turbati o fatti sentire a disagio (13%). Cresce soprattutto fra i bambini di 9-10 anni, passando dal 3% registrato nel 2013 al 13% del 2017. Si nota un incremento dell’esposizione ai contenuti pornografici, con il 31% di ragazzi di 9-17 anni (ma il 51% degli adolescenti di 15-17 anni) L’esposizione a contenuti user generated negativi (NUGC) continua a essere il rischio più diffuso, di cui ha fatto esperienza il 51% dei ragazzi di 11-17 anni. I ragazzi hanno visto: immagini violente o cruente (come persone che fanno del male a altre persone o a animali) (36%); siti o discussioni che promuovono il razzismo e la discriminazione di certi gruppi perché hanno un colore della pelle diverso o una diversa nazionalità, religione, o orientamento sessuale (33%); siti dove si discute di auto-lesionismo (22%) o di anoressia e bulimia (21%). Nel complesso, il 13% dei ragazzi italiani di 9-17 anni si è sentito turbato, a disagio, o infastidito da qualche esperienza on-line nell’ultimo anno. L’esposizione a contenuti o esperienze che infastidiscono, turbano o fanno sentire a disagio cresce con l’età, passando dal 13% dei bambini di 9-10 anni al 17% dei ragazzi di 14-17 anni. Non si notano, invece, differenze di [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. Conclusioni

Il quadro fenomenico appena delineato sembra evidenziare alcune peculiarità che distinguono i fenomeni che si manifestano on-line rispetto a quelli del mondo fisico. Alla brutale viralità di immagini o messaggi si aggiunge la complessa reperibilità e blocco degli stessi, anche per il difetto di limiti spaziotemporali, nonché il sensibile indebolimento delle remore etiche a causa di una sorta di spersonalizzazione della vittima nel contesto tecnologico. Non sembra di secondo piano l’aspetto inter-generazionale, ossia la sottovalutazione, da parte degli stessi genitori, dei rischi connessi alla circolazione di determinati contenuti. Questi fenomeni, quando si trasformano in vere e proprie forme di violenza psicologica, minano beni e interessi di primaria importanza, quali la tranquillità personale, la serenità psicologica, il corretto sviluppo psicologico del minore, la libertà di autodeterminazione, la stessa salute mentale se non la riservatezza e la c.d. web reputation/on-line reputation.

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


  • Giappichelli Social